Per un pugno di papaveri

Per un pugno di papaveri

L’altro pomeriggio Rolando mi è venuto a salvare e così invece di papaveri ho fotografato asini e cavalli. Un ripiego o un’occasione, non lo so. Ma è stato quello l’unico modo di uscire dalla scena finale di un duello all’ultimo sangue che sarebbe stato solo il mio, visto che io ero quella armata di macchinetta fotografica e il mio avversario di piccone.

Ecco così è toccato a Rolando il compito di un ‘fuori scena’, quello che se ci fosse stato Sergio Leone in persona a riprendere il tutto, non sarebbe stato consentito, che guai ad interrompere il momento di massima tensione dello sguardo nello sguardo di Clint Eastwood e Gian Maria Volonté. 

Fatto sta che io in quel momento forse andavo salvata, che se già morire “per un pugno di dollari” non ne vale la pena, ancor meno forse per un pugno di papaveri.

“Volevo solo fotografare i papaveri, sul ciglio della strada – ho detto a Rolando quando mi ha caricato sulla sua macchina – ed è arrivato quello”

“Quello” era il contadino della casa di fronte convinto che io fotografassi la sua improbabile casa, altro che papaveri rossi. E invece no, io fotografavo veramente papaveri rossi, ma vallo a spiegare a chi ha fatto dell’abusivismo un’avanguardia architettonica all’ultimo grido e vive oscurato da teli ombreggianti tutti i giorni della sua vita?

E se almeno ‘quello’ avesse avuto qualche vaga somiglianza con Gian Maria Volonté quando, purtroppo per me, veste i panni del cattivo Ramòn ed è costretto a morire come tutti i cattivi sull’arena nera, io avrei potuto essere più conciliante con lui.

Ma invece no: “quello” ci aveva solo la coda di paglia e un piccone tra le mani e da parte mia, io, c’avevo solo le mani sui fianchi e la fissità dello sguardo nello sguardo dei duelli all’ultimo sangue, che in questo caso sarebbe stato il mio, visto che tra i due io ero quella armata di macchinetta fotografica.

E se come diceva Ramòn: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” – nel caso di una donna con una macchinetta fotografica appesa al collo e un uomo col piccone, chiedersi chi dei due può spuntarla è un’ovvietà tanto grande da non lasciar spazio a nessuna immaginazione possibile di salvezza. La mia, certo.

Ed è stato, invece, proprio in quel momento che è toccato a Rolando di ‘entrare in scena con un fuori scena’ che se ci fosse stato Sergio Leone in persona a riprendere tutto, non sarebbe certo stato consentito, ma è pur vero che non dovevo essere io a cadere sulla arena nera, ma “quello”, cattivo peggio di Ramòn.

“Possiamo almeno fargli mangiare un po’ di polvere?” – ho chiesto a Rolando e lui mi ha accontentata, ma non mi ha riportato subito a casa che per tirarmi su di morale ha pensato bene di propormi di fotografare asini e cavalli e al diavolo i papaveri che riescono ad essere pericolosi anche loro di questi tempi.

Per un pugno di papaveriPer un pugno di papaveriPer un pugno di papaveriPer un pugno di papaveri

Un ripiego o un’occasione non lo so, ma di sicuro mi ha emozionato ritrovarmi tra asini e cavalli: forse avessi avuto un cavallo qualche vantaggio nel mio duello l’avrei avuto, sarei stata l’amazzone che si salva galoppando verso una salvezza inattesa e pure questo come finale non sarebbe stato male, ma certo sarebbe stato un ‘fuori scena’ che se ci fosse stato Sergio Leone in persona a riprendere il tutto, non sarebbe stato consentito neanche questo.

Che nei films western le donne non si salvavano mai da sole, che non basta mettersi con le mani sui fianchi che è la posizione più temibile in cui una donna abruzzese può ritrovarsi quando è arrabbiata. No, nei films western le donne dovevano sempre aspettare l’arrivo di un qualche galantuomo che in genere era sempre in ritardo e mai una volta in anticipo purtroppo per loro.

Così senza cavallo e senza papaveri sono tornata a casa decisa a friggere le emozioni della giornata con una ricetta buonissima che avevo avuto modo di assaggiare grazie a Debora.

Per un pugno di papaveri

Io e lei qualche giorno fa davanti ad un buon gelato abbiamo pensato di poter perfezionare l’equilibrio tra gli ingredienti per una riuscita perfetta e così è stato che forse fotografare cavalli e raccogliere zucchine non è stato un ripiego ma l’occasione che cercavo per collaudare la mia nuova ricetta dell’estate!

per un pugno di papaveri

 

Ricetta Polpette di zucchine, menta e rosmarino

Per un pugno di papaveri

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • zucchine romanesche
  • 6 fette di pancarré
  • 6 cucchiai di pangrattato
  • 40 gr di pecorino romano
  • 40 gr di parmigiano
  • 2 uova
  • menta e basilico
  • sesamo
  • 1 l di olio d’arachide

Procedimento

  • Grattugiare le zucchine e strizzarle.
  • In una ciotola grattugiare i formaggi e il pancarré.
  • Aggiungere pangrattato, le uova, menta e basilico tritati al coltello.
  • Mescolare per bene fino ad amalgamare il composto.
  • Formare le polpette e panarle nel pangrattato e sesamo.
  • Friggere a 180° C in olio d’arachide.
    Per un pugno di papaveri

Altre ricette che potrebbero interessarti

10 Comments
  • Virginia

    luglio 4, 2016 at 8:04 am Rispondi

    E anche in questo caso Rolando si è rivelato il personaggio chiave, che arriva tempestivamente nel momento giusto! Probabilmente saresti riuscita a sconfiggere solo con uno sguardo il galantuomo armato di piccozza, ma è meglio non sapere… 😉
    Ho sempre provato molta simpatia nei confronti degli asini, molta più di quella che provo per i cavalli, per cui vedere quegli occhi in cima al post mi ha fatta sciogliere! Le polpette sono un must dell’estate, piccole quanto basta da mangiarne una dietro l’altra come fossero ciliegie, accorgendosi solo alla fine del danno fatto… in fondo ci sono le zucchine, no? 😉

    • Laura

      luglio 4, 2016 at 3:29 pm Rispondi

      E si ancora una volta lui si è meritato il titolo di ‘cavalier servente’ 🙂 anche se io penso tornerò presto da quei papaveri 😉 queste polpette sono state una scoperta meravigliosa, veramente una tira l’altra e hanno il vantaggio di essere di verdura, quindi proprio una tira l’altra 😉 e poi dimmi se per te non è la stessa cosa, ma io penso che menta, pecorino e zucchine stiano meravigliosamente bene insieme!:-) Un bacione!

  • lara bianchini

    luglio 4, 2016 at 11:09 am Rispondi

    oh mamma, il contadino imbufalito lo vedo nella mia mente… hai risolto al meglio comunque mi pare di capire, allunga una polpetta

    • Laura

      luglio 4, 2016 at 3:43 pm Rispondi

      e si, cara Lara, in questa campagna così bucolica il villico ‘villano’ proprio non me l’aspettavo 🙂 ma tanto la spunterò e tornerò a fotografare quei bei papaveri rossi e intanto cara ti passo una polpetta 😉

  • Debora

    luglio 4, 2016 at 4:01 pm Rispondi

    Leggere delle tue avventure “contadine” fa maturare in me ancor di più la convinzione, qualora ce ne sia bisogno, ch’io debba assolutamente venire a farti compagnia in campagna. Non foss’altro per placare inizialmente la mia sete di giustizia architettonica e rimettere al suo posto il Gian Maria Volontè dell’abusivismo extraurbano…Ma poi perchè, se l’aria che vi si respira, è quella che mi giunge dai tuoi meravigliosi scatti, non credo di riuscire a resistere a questa tentazione…e mi immagino finalmente le nostre infinite chiacchere perdersi negli odori e nei colori di un prato e noi concederci del tempo insieme che scorra e trascorra con la dovuta lentezza.
    Ero certa che avresti perfezionato benissimo la ricetta, ottenendo così delle manifiche polpette e non delle simpatiche “squacquarelle” buone a mangiarsi ma difficili da infilzarsi, quindi prendo nota della correzione e mi accingo a rifarle, ma ricorda: mi hai viziata una volta con la tua confettura, quindi quando passo, faccio razzia!! ;-))
    Ti abbraccio

    • Laura

      luglio 4, 2016 at 4:12 pm Rispondi

      Cara Debora, ma magari “quello” fosse somigliante anche solo di poco al mio passionale Ramòn!!!e invece niente!ad ogni modo qui ti aspettano un sacco di cose buone per le tue ricette future 😀 io ti aspetto!Anche se io resto fedele alle simpatiche squaccherelle tutta la vita!!!;-)

  • Vaniglia

    luglio 4, 2016 at 6:31 pm Rispondi

    Che bello avere avuto il privilegio di sentire questa storia in non una ma due modalità: dalla voce e dalla penna. E in nessuna delle due questa donna abruzzese con le mani sui fianchi perde in poesia :-*

    • Laura

      luglio 5, 2016 at 9:07 am Rispondi

      È vero!!!! E ma sono sicura che mentre te la raccontavo ero più che poetica comica con l’intercalare abruzzese che non mi abbandona quando racconto le mie disavventure Grazie ancora Rossella!;-)

  • Ulica

    luglio 5, 2016 at 3:20 pm Rispondi

    Che bello l`asinello e i fiori gialli!
    Oggi una persona con la macchina fotografica al collo può apparire pericolosa e anche pazza, alle volte, ne so` qualcosa. :)) La macchinetta fotografica fa più paura del piccone e lo credo bene… :))
    Occasione o ripiego, non importa, alla fine hai fatto delle fotografie bellissime e la ricetta è molto invitante. Lo sguardo dell`asinello mi fa sempre tornare all`inizio del post… :)))
    Un grande abbraccio,
    Ulica 🙂

    • Laura

      luglio 6, 2016 at 4:16 pm Rispondi

      Ulica cara, io stavo pensando di tornare da ‘quello’ al galoppo del cavallo di Rolando e vediamo un po’ cosa può avere da dirmi 🙂 La ricetta per me è stata una folgorazione: queste polpette sono state fatte e rifatte con una certa insistenza perché sono veramente buone e profumate, insomma come si dice ‘una tira l’altra’ se poi le accompagni con una salsina a base di yogurt e tajina sono strepitose! L’asinella che ti ha fatto innamorare ha un nome romanticissimo, si chiama Dora!!:-) Un bacio enorme!

Post a Comment