Vignarola

Vignarola

Fave, piselli, carciofi, lattuga e menta romana sono i protagonisti di uno dei piatti tipici della cucina romana: la vignarola, appunto. Il nome potrebbe indicare l’abitudine antica di mangiare questo piatto all’aperto durante il lavoro nella vigna o più banalmente potrebbe trattarsi dell’uso romanesco di chiamare ‘vignaroli’ i venditori di verdure. Ma trattandosi di un piatto lontano dalle mie tradizioni la sua storia non mi appartiene, il suo sapore e l’abitudine ad ordinarne sempre una porzione, si.

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Marmellata di arance

Marmellata di arance

Questa è la marmellata d’arance di cui mio padre sente tessere le lodi ogni volta che ci vediamo, ma che non ha ancora avuto l’opportunità di assaggiare. Povero papà!E la colpa è mia: perché io, figlia irriconoscente, non mi sono ancora degnata di regalargli almeno uno dei vasetti tanto celebrati. E in effetti c’è da dire che un po’ irriconoscente nei suoi confronti lo sono stata. E’ un dato di fatto. Me lo ricorda lui ogni volta che lo sento (dovessi mai dimenticarlo!) ma certo lo so bene anch’io, visto che le belle arance di questa profumata marmellata me le ha regate proprio Lui.

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Pomodorini alle nocciole e semi di finocchio

Pomodorini alle nocciole e semi di finocchio

Ultimamente mi capita di alternare ricette ‘di città’ a quelle ‘di campagna’: o meglio, questo è il mio diverso modo di intendere quello che preparo secondo la diversa disponibilità di ingredienti, che incontro nei miei spostamenti. E se nella cucina romana c’è tutto il necessario ad accontentare la mia pigrizia a non uscire per la spesa, nell’altra cucina, invece, si parte dallo svantaggio di non avere nulla di tutto ciò che si vorrebbe. Questo tipo di situazione però non mi dispiace mai del tutto: forse per l’arte di arrangiarsi che porta ad avere virtù o necessità di sperimentare con quello che c’è, con quello che si trova. Ecco ad esempio, le nocciole in campagna sono un bene che non si esaurisce mai: quelle raccolte a settembre, sgusciate e tostate come provvista per l’inverno, ci sono sempre.

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Pappardelle di castagne in salsa di noci

Pappardelle di castagne e pesto di noci

Qualche settimana fa, mentre io passeggiavo tra i banchi, alla ricerca delle parole giuste e dei collegamenti più plausibili tra Lucano e Virgilio, ma anche Virgilio e Dante, se non addirittura Plinio e Leopardi, Veronica vincendo tutta la sua timidezza, con un filo di voce, m’interrompe e: “Prof, quando si stancherà della sua sciarpa, quando deciderà di disfarsene per sempre, si ricorderà di regalarmela?” – mi dice.

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Pane al siero di latte e primavera

Pane al siero di latte e primavera

Si parlava di primavera e mi scappò di dire: “perché non l’aspettiamo in campagna?” Detto, fatto. E mi sono ritrovata accontentata ogni fine settimana. Ma in realtà più che una richiesta esaudita, si tratta di una pratica ‘ben meditata’ e molto attesa che, in genere di questi tempi, ci trasforma in ‘gamberi di campagna’. Nell’immediato. Succede, infatti, sempre in un baleno. Cioè senza troppi preavvisi.

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“Enivrez-vous”: crackers mojito…

Crackers mojito

Fare dell’ebbrezza una condizione permanente dello spirito è l’unica questione. Forse addirittura l’unica salvezza. Per me è stato così, in un periodo in cui me ne andavo in giro con un cappotto troppo abbottonato per respirare e occhiali fuori misura per il mio naso. Prendersi troppo sul serio fa male… e allora io ho cominciato ad ‘ubriacarmi’:

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Carrettiera

Carrettiera

‘Alla carrettiera’: un modo alternativo, rispetto ‘all’amatriciana’ o ‘alla carbonara’, di condire gli spaghetti nella cucina del Lazio. Ecco come si chiamava uno dei piatti preferiti dai carrettieri che portavano a Roma il vino dai castelli. E se per naturale attrazione ho sentito l’irresistibilità di sperimentare una ricetta mai provata, resta inappagata la curiosità di conoscere la sua storia: mando un bacio attraverso l’etere a chiunque vorrà raccontarmi qualcosa di più sull’argomento, a chiunque conosca già il sapore di ‘mare e monti’ nello stesso piatto.

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Crostata di mele e marmellata di arance amare

Crostata di mele e marmellata di arance amare

Mia nonna Ida aveva già l’indice infarinato mentre raccomandava a mia madre la marmellata di arance amare, per la sua crostata di mele. Marmellata di arance amare e nessuna sostituzione a sua insaputa.

Io quel giorno ero lì: in ginocchio sulla sedia, i gomiti sul tavolo ad aspettare di vedere cosa avrebbe riempito il cratere di farina sulla spianatoia. E quel giorno fortunatamente ero proprio lì: in una di quelle rare occasioni in cui la cucina più affollata di Via Michelangelo Castagna, era tutta nostra. Mia nonna, mia madre e io: tre generazioni nel momento importante del passaggio di un ‘testimone’ di tutto riguardo, la crostata di mele e arance amare ovviamente!

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Pane con Li.Co.Li.

Pane con Li.Co.Li.

Li.Co.Li.: Lievito in Coltura Liquida ecco di cosa si tratta. Ho scoperto l’argomento quando l’altro ‘gambero’ un giorno si è presentato con un nuovo libro di cucina e mi ha detto: “Per te e i tuoi pani”. E allora io la sera stessa, sul divano dei miei dopo cena, mi sono ritrovata tra le pagine di un nuovo libro a far mie tutte le informazioni più adatte alle scorte di farina, di frutta secca, di semi di ogni tipo e, non ultimo, di lievito madre. Con un’attenzione rivolta verso le preparazioni  più familiari e ‘rassicuranti’, ho saltato la pagina dedicata alla novità del Licoli.

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Frittatine all’ortica e peperoni secchi

Frittatine all'ortica e peperoni secchi

Io e ‘pane&frittata’ ci siamo incontrati decisamente tardi. Io ero già alle elementari. E ‘Lui’, era il panino di ‘un’altra’: Debora per l’appunto, la mia compagna di banco di allora. Il nostro incontro ha avuto, per me, il sapore di una ‘trasgressione’, nel momento stesso in cui io e Debora abbiamo deciso di scambiare le nostre merende a ricreazione. E si che a me sembrava veramente di ‘trasgredire’, perché oltre a ‘tradire’ l’amato maritozzo di Peppe Ciccione, avevo la sensazione di fare un torto anche a mia madre, così premurosa nell’assicurarmi sempre una merenda dolce.

Perché io ho sempre preferito qualcosa di dolce: qualcosa che più che saziare la fame, corteggiasse la gola. Eppure in quell’occasione la tentazione fu forte. Forse lo spessore della frittata, alta e ripiena di tutto ‘un bene’ indecifrabile all’interno, forse il pane casereccio dalla mollica fitta e spugnosa il necessario ad assorbire l’olio in eccesso, insomma io non ho resistito. E al diavolo sensi di colpa senza senso![continua la lettura…]

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Neole e nebbia nel mio Abruzzo “fantastico”

Neole e 'Nebbia' nel mio Abruzzo fantastico

Mi capita delle volte di mangiare per ricordare: perché ci sono immagini del passato così riposte che solo l’intervento di una sensazione aggiunta, mi aiuta a recuperare ciò che ho perduto chissà dove. Chissà quando? E infatti delle volte mi capita di chiedermi quand’è che io e il mio Abruzzo fantastico ci siamo separati, perdendoci di vista: quando per scelta ho deciso di ignorarlo o quando inaspettatamente l’ho salutato? Così ho pensato che con una neola croccante sotto i denti qualcosa sarebbe successo, magari un ‘abracadabra’ che mi riaprisse una visuale sulla memoria incanalandosi direttamente dal palato per ricondurmi indietro: nel cuore dei luoghi e dei modi di dire che non suonano mai comuni nella distintiva cadenza delle parole a tratti svogliate, in alcuni casi ‘trascinate’ come sul ritmo di una cantilena. Così mordo una neola e ‘rivedo’ il mio Abruzzo ‘fantastico’ attraverso la nebbia.

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“Zuppa d’inverno”

"Zuppa d'inverno"

“Una zuppa d’inverno”. Un bel titolo ho pensato: forse nella mia testa un’associazione romantica, che so, a “Un cuore d’inverno” con cui ho palpitato nel mio breve periodo di cinema francese. Poi c’è stata anche “Una rosa d’inverno” uno dei primi romanzi d’amore con cui ho ingannato l’attesa dei primi innamoramenti. E allora mi sono chiesta: “perché mai prima che l’inverno finisca, il nome della zuppa più ricorrente nel mio ‘piatto d’inverno’ non può essere quello di ‘una zuppa d’inverno’?

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Chutney di arance e datteri

Chutney di arance e datteri

Questa mattina mi sono accorta di essere dentro il giorno più ‘atteso’ dell’anno, non appena mi sono ritrovata davanti i cancelli della scuola. Certo che per me un venerdì è sempre meglio di un S.Valentino, ma in effetti per i miei studenti adolescenti e innamorati sempre, non è proprio la stessa cosa.

Così è cominciata l’avventura ‘zuccherosa’ di una giornata che, a quindici anni d’età, sa di rose rosse sotto il banco e cioccolatini speciali per tutti a ricreazione. Di bigliettini nascosti nel diario e di più esemplari promesse di eterno amore sull’asfalto del cortile. E in tutta questa partecipazione collettiva dell’amore che si manifesta ‘sfacciato’ tra fiori inaspettati e missive spedite nel bel mezzo dell’ora di poesia, ad un certo punto anch’io ho cominciato a sentirmi stordita e disorientata da tanta felicità ‘organizzata’. Quasi quasi… contagiata?

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Roastbeef alla senape

Roastbeef alla senape

Mi piace che il pranzo della domenica esca dal forno. La mattina della domenica in genere vince ogni mia indolenza al risveglio, mi ritrovo in cucina davanti ai fornelli già con le idee abbastanza chiare sul da farsi e come prima cosa accendo il forno. Non si sa mai, diciamo pure che così intanto mi riscaldo un po’. Il tempo di un caffè in piedi dietro le finestre della cucina per ‘assicurarmi’ che la vita di quartiere sia sempre lì, al solito posto: i ciclamini rossi sui davanzali delle finestre di S. Ippolito, i tavolini dei caffè sui marciapiedi di via Padova, il forno ebraico sulla sinistra, le sfumature di verde, tutte a Villa Torlonia in lontananza, e poi si parte. E si parte sempre dal forno, che tanto è  acceso già da un po’. Così questa volta, proiettata col pensiero al pranzo della domenica, ho pensato fosse finalmente arrivato il ‘momento’ del roastbeef alla senape!

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Torta al cioccolato e barbabietole rosse

Torta al cioccolato e barbabietole rosse

Eccomi qua, dalle carote nei muffin alle barbabietole nella torta al cioccolato. Quando ho visto questa torta da Martina sono impazzita per più di un motivo: il cioccolato, ad esempio. Questo ingrediente che non amo particolarmente nella sua assolutezza, mi provoca irresistibilmente ogni volta che si presenta in accostamenti ‘insoliti’ o addirittura ‘audaci’. Ora, in effetti, non so bene quanto sia audace immaginare barbabietole e cioccolato insieme nella stessa torta, ma il fatto che io ami perdutamente le barbabietole ha incoraggiato la mia immaginazione a fantasticare con un certo trasporto su questo nuovo abbinamento, fino a non resistere. Già che io in genere non resisto mai, piuttosto abdigo… soprattutto quando cedere è dolce. E questo è il caso! Così le barbabietole scoperte e amate perdutamente nella mia estate ellenica insieme alla skordalià, sono entrate prepotentemente nel mio inverno in un’originale versione di torta al cioccolato. Questa, appunto!
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