Focaccia di lenticchie e semi di lino

Focaccia di lenticchie e semi di lino

Comprare farine è un piacevole appuntamento: una specie di svago ricreativo che arriva ogni mercoledì.  Mercoledì, infatti, è un giorno ‘di leggerezza’ spensierata a lavoro e, soprattutto, dopo l’uscita da lavoro: quando cioè arriva l’occasione per fare il rifornimento delle mie farine preferite. Interrompo allora il tragitto verso casa, a Piramide: qui, ancora sottoterra a passo veloce sui tappeti scorrevoli della metro mi ritrovo in un battito di ciglia in superficie. Nuove porte scorrevoli si aprono e io sono arrivata esattamente nel luogo  in cui le farine mi aspettano al primo piano, tutte sugli scaffali a sinistra.

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Gelato alle noci con passito di Pantelleria

Gelato alle noci con passito di Pantelleria

Ultimamente quando rientro a casa, mi tolgo le scarpe e mangio un gelato. Tutto il resto è secondario. Se ci sono delle priorità, le mie sono queste. Scalza prima del tempo abbandono lungo il corridoio tutti gli scomodi orpelli di una giornata fuori casa e produco intorno a me un disordine liberatorio: le scarpe  lasciate all’ingresso, la giacca agganciata alla maniglia della porta a vetri, la borsa…quella in genere scivola via lungo il tragitto che mi separa dalla cucina. Tanto poi ci pensa l’aria fredda del freezer a schiarirmi le idee sul da farsi. E il da farsi, in questi casi, non è mai un’incognita se la gelatiera, caricata la sera prima, promette il primo gelato fresco della stagione.

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Alici al kumquat

Alici al kumquat

In queste serate di maggio comincia a risentirsi tutta una vita di cene estive e parole che spiccano il volo dalle terrazze romane. Chi non cena certo chiacchiera lo stesso: col vicino della finestra accanto o a telefono, magari sbirciando i passanti in fondo alla strada. E anche se nessuno conosce nessuno, la sera è possibile indovinare le abitudini di tutti attraverso una vita che si lascia osservare dalle finestre aperte o da un balconcino illuminato. Così mentre io so che la signora di fronte ama le orchidee che non le fanno più chiudere le tende, riconosco la voce di Lucio che sale dai Lotti popolari quando guarda la partita e sento il profumo delle polpette al sugo di Andreina, quando cucina per Renzo, altri nel frattempo individuano me. E io ad esempio sono quella che ‘apparecchia’ stuzzichini per gli ospiti direttamente su davanzale del terrazzo… per essere precisi tra una pianta e l’altra.

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Fragolino al cartoccio con limoni confit

Fragolino al cartoccio con limoni confit

Io e un fragolino l’altro giorno ci siamo incontrati del tutto inaspettamente: lui se ne stava nascosto vicino a due scorfani e un pesce spada da poco disarmato, che se non fosse stato per la lunga traiettoria di un pesce spatola forse forse avremmo rischiato di non incontrarci mai. Che poi non è stato così facile ‘darsi appuntamento’ in mezzo alla folla che assediava il banco del sabato mattina: il mio timore si riversava tutto sull’anziano signore ben vestito e fresco di barba, il suo indice sul mento la diceva lunga sullo studio da intenditore che stava svolgendo pesce su pesce. Così scorretta e prepotente come chi non rispetta la precedenza, ho fatto valere un diritto d’anzianità sul banco di Karim e salutandolo con un ammiccamento gli ho fatto capire che quel timido fragolino era già ‘impegnato’… con me!

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Paste di mandorla

Pasta di mandorle

L’altro giorno sono rientrata in cucina in punta di piedi, col naturale disorientamento di chi ha trascurato da un po’ i luoghi più abituali: l’angolo delle spezie; il ripiano più alto del frigo, il barattolo delle mandorle, quello dello zucchero, quello del caffè, ma nessuna traccia di caffé!

E allora proprio dalla sparizione di alcuni ingredienti o dall’eccessivo avanzo di altri, il più delle volte mi capita di ricapitolare il tempo perduto e di ripartire da qualcosa di ‘gratuito’: ad esempio un dolce.

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Raita di carote e semi

Raita di carote e semi

Mi sono imbattuta nella ricetta in cui le carote incontrano lo yogurt, i pistacchi, le uvette e tutta una meravigliosa varietà di semi come il cardamomo, il coriandolo e la senape, in uno dei luoghi più trafficati e ricorrenti della mia quotidianità: la metro B.

Una situazione apparentemente identica a quella di tutti i giorni insomma: quella del ritrovarsi seduti, stipati, soffocati o ‘stratificati’ in piedi, imbottigliati, impigliati tra persone che per ovvie ragioni non si conoscono neppure. Certo si condivide un viaggio, ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s’incontrano per un secondo poi si sfuggono, inseguono altri occhi, non si fermano, a limite si assentano o si arenano in un pensiero prossimo, il più delle volte si spengono.

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Tarassaco

ta-ra-ssa-co

Ognuno dovrebbe annotare le sue parole preferite su un taccuino. Un modo come un altro per prendere una posizione, per prenotare una parola e decidere in che modo ‘presentarsi’ quando ci si esprime. E allora io, ad esempio, se apro il mio taccuino mi accorgo che ‘cominciare’ mi piace di più di ‘iniziare’ e che ‘raccontare’ invade sempre il campo del ‘dire’, un po’ come il ‘ricordare’ che addirittura si sostituisce a ‘sognare’. Ma se in queste parole c’è tutto l’ ‘infinito’ delle mie azioni preferite, ce ne sono altre inspiegabilmente evocative: quelle che mi trasportano anche senza una ragione, che bisogna inseguire per non perderle per strada e sillabare fino allo strenuo per capire dove portano. E io così ho fatto con “Tarassaco’’, quando ho capito di essere rimasta impigliata sul suono di ogni sillaba ben scandita: ta-ra-ssa-co, ta-ra-ssa-co! Ecco in realtà, non sono ancora riuscita a stanare la motivazione del mio divertimento nel ripetere una delle parole più recenti della mia quotidianità: perché il tarassaco, in effetti, è entrato nella mia quotidianità proprio come sa fare un’erba infestante e da quel momento si presenta alla mia attenzione ovunque io vada. Sui bordi delle strade, sotto l’albero di pere, sul confine, al di là  della casa di Umberto e Franca e anche quando raccolgo un fiore, se quello si presenta giallo e morbido come un pompon da “bo-ro-tal-co”, bene quello è “ta-ra-ssa-co”.

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Fiadoni salati per ‘Abruzzo in tavola’

Fiadoni salati

A Pasqua mio nonno Osvaldo andava orgoglioso del fatto che i suoi fiadoni fossero più buoni di tutti quelli che circolavano nelle case di Via Michelangelo Castagna. Considerava questo merito tutto suo, perché suo era il contributo dell’aggiunta dei pezzettini di salame nel ripieno morbido di uova e formaggio. Chiedeva a mia nonna espressamente questa modifica della tradizione pescarese, nel rispetto anche delle sue tradizioni aquilane. Così per me i fiadoni salati, quelli nella classica forma a raviolo, hanno sempre goduto di un sapore in più oltre a quello caratteristico del rigatino dolce.

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Vignarola

Vignarola

Fave, piselli, carciofi, lattuga e menta romana sono i protagonisti di uno dei piatti tipici della cucina romana: la vignarola, appunto. Il nome potrebbe indicare l’abitudine antica di mangiare questo piatto all’aperto durante il lavoro nella vigna o più banalmente potrebbe trattarsi dell’uso romanesco di chiamare ‘vignaroli’ i venditori di verdure. Ma trattandosi di un piatto lontano dalle mie tradizioni la sua storia non mi appartiene, il suo sapore e l’abitudine ad ordinarne sempre una porzione, si.

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Marmellata di arance

Marmellata di arance

Questa è la marmellata d’arance di cui mio padre sente tessere le lodi ogni volta che ci vediamo, ma che non ha ancora avuto l’opportunità di assaggiare. Povero papà!E la colpa è mia: perché io, figlia irriconoscente, non mi sono ancora degnata di regalargli almeno uno dei vasetti tanto celebrati. E in effetti c’è da dire che un po’ irriconoscente nei suoi confronti lo sono stata. E’ un dato di fatto. Me lo ricorda lui ogni volta che lo sento (dovessi mai dimenticarlo!) ma certo lo so bene anch’io, visto che le belle arance di questa profumata marmellata me le ha regate proprio Lui.

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Pomodorini alle nocciole e semi di finocchio

Pomodorini alle nocciole e semi di finocchio

Ultimamente mi capita di alternare ricette ‘di città’ a quelle ‘di campagna’: o meglio, questo è il mio diverso modo di intendere quello che preparo secondo la diversa disponibilità di ingredienti, che incontro nei miei spostamenti. E se nella cucina romana c’è tutto il necessario ad accontentare la mia pigrizia a non uscire per la spesa, nell’altra cucina, invece, si parte dallo svantaggio di non avere nulla di tutto ciò che si vorrebbe. Questo tipo di situazione però non mi dispiace mai del tutto: forse per l’arte di arrangiarsi che porta ad avere virtù o necessità di sperimentare con quello che c’è, con quello che si trova. Ecco ad esempio, le nocciole in campagna sono un bene che non si esaurisce mai: quelle raccolte a settembre, sgusciate e tostate come provvista per l’inverno, ci sono sempre.

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Pappardelle di castagne in salsa di noci

Pappardelle di castagne e pesto di noci

Qualche settimana fa, mentre io passeggiavo tra i banchi, alla ricerca delle parole giuste e dei collegamenti più plausibili tra Lucano e Virgilio, ma anche Virgilio e Dante, se non addirittura Plinio e Leopardi, Veronica vincendo tutta la sua timidezza, con un filo di voce, m’interrompe e: “Prof, quando si stancherà della sua sciarpa, quando deciderà di disfarsene per sempre, si ricorderà di regalarmela?” – mi dice.

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Pane al siero di latte e primavera

Pane al siero di latte e primavera

Si parlava di primavera e mi scappò di dire: “perché non l’aspettiamo in campagna?” Detto, fatto. E mi sono ritrovata accontentata ogni fine settimana. Ma in realtà più che una richiesta esaudita, si tratta di una pratica ‘ben meditata’ e molto attesa che, in genere di questi tempi, ci trasforma in ‘gamberi di campagna’. Nell’immediato. Succede, infatti, sempre in un baleno. Cioè senza troppi preavvisi.

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