Bretzel con lievito madre

Bretzel con lievito madre

Ho assaggiato il mio primo Bretzel a Praga, il secondo invece nella mia cucina. Io direi che si tratta di una successione doverosa: quando un cibo è lontano dal palato e dall’immaginazione in genere, io preferisco dare la caccia all’originale prima di avventurarmi nella replica approssimativa di sapori e consistenze. Così allora sono andata a Praga e ho mangiato un bretzel; quando sono tornata a casa, semplicemente l’ho replicato.

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Biscotti speziati di Ottolenghi

Biscotti speziati di Ottolenghi

Le spezie nella mia cucina trovano una posizione di vicinanza più o meno ordinata, a seconda del loro reciproco rapporto sensoriale: il macis, ad esempio, è a stretto contatto con la noce moscata se non fosse per quella ‘contesa’ irrisolta sulla delicatezza preferibile della besciamella.

Poi ci cono i chiodi di garofano così indecisi se stare dalla parte del salato o da quella del dolce, io stessa mi chiedo sempre dove collocarli: “vicino alla cannella o al pimento?”

Questi problemi non me li crea ad esempio la fava tonka, unica nel suo sentore inconfondibile prende le distanze da tutte le altre spezie. Ma certo tanta esclusività si paga: se penso a quanto io abbia penato per trovare le sue preziose bacche e quanto abbia rischiato nel cercarle in una città di ‘romoletti’ in cui un uomo, anche se è un droghiere, a chissà cosa pensa se una signora ‘costumata’ chiede timidamente: “scusi, lei ha la fava tonka?”

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Il ‘buon senso’ del Pan Brioche

Il 'buon senso' del Pan Brioche

Ho fatto un pan brioche perché non avevo nulla da fare. Sono momenti rari quelli in cui il mio tempo libero si incrocia con il momento più attivo del lievito rinfrescato, così ho semplicemente capito che quella era l’occasione di sperimentare proprio uno di quei dolci che, per mancanza di ‘fortuite coincidenze’, rimando sempre a data da destinarsi.

Così decisa a cogliere l’attimo, senza minimamente conoscere le dosi indicative per questo tipo di preparazioni, e pioniera come non mai mi è capitato di essere, mi sono affidata all’istinto e al ‘buon senso di un pan brioche’.

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Zuppa di lenticchie rosse e ‘sintomi d’amore’

Zuppa di lenticchie rosse e 'sintomi d'amore'

Ci sono ricette che arrivano da sole: s’infilano nel sacchetto della spesa chissà come, in modo del tutto inaspettato. Anzi, in modo del tutto insperato. E si che io non avevo molte speranze di trovare sullo stesso marciapiede in tre negozi diversi le spezie essenziali per la zuppa di lenticchie rosse.

E non si tratta mica di una comune zuppa di lenticchie rosse qualunque, ma di quella famosa zuppa in cui le spezie sortiscono l’effetto di un ‘innamoramento di pomeriggio’.

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Una ‘flânerie’ a Praga

Una 'flânerie' a Praga

E’ possibile tornare da Praga con immagini ben distinte: la torre del municipio della Città Vecchia, l’orologio astrologico e il teatrino allegorico di un gruppetto di piccole statue che si animano al battere delle ore. Poi il ‘pittoresco’ del ghetto, l’irregolarità malinconica e ‘fuori tempo’ del cimitero ebraico, fino al Barocco sfacciato del quartiere di Mala Strana.

Ecco, su queste immagini può restare impigliato anche il visitatore più distratto, ma certo questo non le rende più interessanti di altre che meritano di essere prese in considerazione.

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Taralli all’anice di San Biagio per Taste Abruzzo

Taralli all'anice di San Biagio per Taste Abruzzo

Mia madre è una donna dalla ‘simpatia singolare’: divertente senza sospetto alcuno di esserlo, è capace di ridere alle sue battute senza ritegno, solo dopo averne colto il senso e sempre con un certo ritardo. Così spesso si ritrova a ridere da sola, compiaciuta e sorpresa del suo estro verso la naturale propensione ad una comicità tutta sua.

Allo stesso modo però sa prendersi molto sul serio. Soprattutto, ogni volta che un ‘affare di Chiesa’ la coinvolge direttamente: e allora in questi casi guai a non riconoscerle la serietà dovuta ad una sacerdotessa nel pieno ufficio sacro di una ritualità o di una benedizione.

Io, l’ho sempre trovata adorabile in entrambe le situazioni, ma devo dire che il suo personaggio sa essere godibile soprattutto nella versione più propriamente ‘religiosa’ e soprattutto, nel particolare rapporto che intreccia con i Santi.

Ho sempre sopettato che li amasse tutti, indistintamente, ma certo per S. Biagio ha sempre avuto un occhio di riguardo. D’altronde anch’io il 3 febbraio mi accorgevo della ricorrenza del Santo, perché tornata a casa mia madre sospendeva l’attività dietro i fornelli e, rivestita di tutta l’ufficialità del caso, mi ungeva la gola con un segno della croce e suggellava il tutto, offrendomi un pane benedetto a forma di anello.

‘Buono’ S. Biagio!Piaceva anche a me il Santo che sapeva di poco sale e tanto anice fresco sotto i denti. Io mangiavo il pane e in cambio il Santo proteggeva la mia gola dai malanni del freddo più rigido: un ‘concetto appetibile’ per lo spirito ma certo anche per il corpo, anzi per la ‘gola’.

Si capisce bene allora perché in occasione della ricorrenza del Santo, per Taste Abruzzo di questo mese, io abbia voluto fortemente sperimentare la ricetta tradizionale abruzzese dei taralli nella versione salata: per devozione alle ‘cure’ del Santo insieme a quelle, inesauribili, di mia madre per me. Per la storia e la ricetta seguitemi.

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Gratin di broccoli “in divenire”

Gratin di broccoli "in divenire"

“In divenire”: si tratta di un’espressione che uso in genere per mettere in attesa chiunque sia in cerca di risposte immediate e decisioni improvvise sul da farsi. La questione è semplice: io non trovo tanta disinvoltura nell’immediatezza, quanto piuttosto ‘nel divenire’ lento di quelle cose che non si palesano a comando.

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Epica familiare: “il bello degli uomini con i baffi”

Epica familiare: "il bello degli uomini con i baffi"

I due personaggi baffuti della foto, erano i miei due bisnonni. Due tipi bizzarri se dico che  il ‘carabiniere’ era il marinaio mentre il ‘marinaio’ era  il carabiniere. Un’epica familiare racconta che incontratisi giovanissimi al servizio di leva e scoprendosi concittadini, decisero si farsi immortalare non prima di scambiare le rispettive divise e darsi la mano in segno d’amicizia. Poi, tornati a Pescara, si persero di vista, si sposarono, misero su famiglia e morirono, prima di sapere che i rispettivi nipoti, per uno strano ‘giro di vite’, si sarebbero incontrati, sposati e, di lì a poco, diventati mio padre e mia madre.

Ho ritrovato la loro foto proprio nella scatola di latta dove riporre le bucce d’arancio candite, e ho scoperto che mia nonna Irma aveva ragione sugli uomini di famiglia: mio nonno aveva i baffi, il mio bisnonno aveva i baffi… come del resto anche D’Annunzio li aveva, ma questo non è affatto un caso!

E allora, cara Margherita, un giorno, chissà come, io e mia nonna abbiamo dirottato dai soliti ragionamenti e ci siamo ritrovate a considerare “il bello degli uomini con i baffi”.

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La ‘panonta’ per Taste Abruzzo

'Panonta' per Taste Abruzzo

Ogni volta che si cede all’irrefrenabile tentazione di ‘scarpettare’ direttamente da una padella unta, il prezioso condimento muniti di una semplice fetta di pane, ciò che si sta mangiando è una ‘panonta’. Ed è bene saperlo!

Allora la ‘panonta’ è piuttosto una ‘licenza’ poetica, l’atto ultimo di gradimento a fine pasto, ma anche semplicemente una buona abitudine domestica, se si vuole essere sicuri di godere i piaceri della tavola fino in fondo… ad una pentola, ad esempio.

E se la ‘panonta’ allora è un ‘comportamento audace’ più che una ricetta, è interessante scoprire che tra i luoghi di diffusione di tanta ‘sfrontatezza’ gastronomica, c’è anche il mio Abruzzo ‘fantastico’ di cui ormai mi piace così tanto parlare su Taste Abruzzo.

Per fare in modo che la mia ‘panonta’ fosse tutta abruzzese, mi sono rivolta a ingredienti tipici della mia terra come al esempio la farina di Solina (che veramente sa di montagna!) e l’aglio di Sulmona. E se interessa sapere com’è stato possibile domare quest’ultimo, venitemi a trovare su Taste Abruzzo.

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Pizza con carciofi trifolati all’harissa, una birra e lo ‘sceriffo’

Pizza con carciofi trifolati all'harissa, una birra e lo 'sceriffo'

Mia nonna Irma ha un suo modo di divagare sulla natura umana e ha il pregio di sintetizzare le sue ‘verità’ in ‘frasi fatte’ senza, per questo, scivolare in luoghi comuni. Lei ad esempio mi ha sempre detto: “Non fidarti mai degli occhi tristi”.

“Gli occhi tristi” sono da evitare: spia degli “sguardi tristemente invidiosi” o “insanamente curiosi”  per il prossimo, chiunque esso sia. Ed ecco allora spiegato perché io evito, con una certa attenzione, di incontrare Lui, lo ‘sceriffo’.

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“Viaggio sentimentale intorno alla mia cucina”

Sfogliatelle abruzzesi

Tante sono le persone con cui ho chiacchierato un tempo interminabile sotto il mio albero di Natale: ne sono venute fuori storie e ‘punti di vista’ inesplorati da cui rivedere anche questioni che sembravano assodate.

Ecco, ad esempio riflettere con mia nonna sul ‘bello degli uomini con i baffi’ dall’angolazione dei suoi cento anni di età, è stato sicuramente appassionante, oltre che del tutto inaspettato!E poi ci sono stati i singhiozzi di Marta che dal suo primo anno scarso di età già s’inerpica in monosillabi polisemantici per comunicare chissà quali stati d’animo che io, ‘zia’ poco presente nella sua vita, fatico a interpretare.

Ma in effetti tra tante cose e persone di cui ho sentito parlare, se dovessi dare voce a qualcuno so già come finirebbe: in tutta sincerità, con un atto di prepotenza, negherei la parola a tutti e parlerei io, come sempre. E parlerei di quelle cose futili che piacciono tanto a me: così banali da meritare un titolo, magari altisonante o semplicemente stravagante per farne memoria e recupero tutte le volte che desidero tornare indietro ai miei momenti importanti.

E allora pensavo che le mie vacanze inaspettatamente domestiche, come mi auguravo di trascorrerle e che temevo di non poter godere se non in tarda età, sono state così belle da meritare qualche parola scritta e anche un titolo. Un titolo come “Viaggio sentimentale intorno alla mia cucina”, ad esempio.

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Torrone bianco con noci e nocciole all’ aroma d’arancio

Torrone bianco con noci e nocciole all' aroma d'arancio

Cosi presa a rispettare scadenze improrogabili, anche quest’anno ho perso la mia occasione di preparare l’albero di Natale, che se il mio santo marito e il caro amico Paolo non avessero organizzato il solito ‘rendez-vous’ per gli addobbi natalizi, oggi non avrei goduto i colori e le luci a intermittenza del Natale, ormai alle porte.

In cucina invece no. In cucina il Natale si respira da un po’: qualche giorno fa ad esempio il Natale si è palesato nelle cupole lucide di cioccolato fondente di ben due Parrozzi perfettamente panciuti come tradizione abruzzese vuole. Poi è stata la volta dei ‘caggionetti’ e del Natale che sa di mandorle tostate, marmellata d’uva e mosto cotto.

Oggi, invece, il Natale si è presentato in lingotti di torrone bianco a pasta morbida, una ricetta già collaudata e che in questo caso ho voluto personalizzare all’aroma d’ arancio e con le noci e le nocciole del mio albero, al posto dei pistacchi.

Così ecco con un alberello stilizzato, poggiato al rocchetto di filo rosso delle mie confezioni ‘fai da te’, forse forse riesco a lasciare un po’ di Natale anche qui. E per essere più convincente magari scarto per gli ‘ospiti’ dell’ultimo minuto la mia proposta di torrone artigianale. Lascio tutto qui, in regalo, a chiunque volesse rubare al volo l’idea di un dolce in più da servire in questi giorni o da regalare a parenti e amici.

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Cardi gratinati

Cardi gratinati

Gratinare, non mi dispiace mai tanto. Un’operazione consigliabile a tutti i ‘pasticcioni’ per natura, agli ‘stratificatori’ metodici o ai ‘pigri di cuore’ che amano lasciar fare al forno la sua parte. Ecco, le possibilità sono varie ed estendibili per lo più anche agli ‘sbattitori compulsivi’ di besciamella o ai ‘maniaci di formaggio che fonde’ soprattutto se il gratin in questione è a base di verdure. Quanto ai cardi invece, ne ho sentite delle belle: come ad esempio che siano preferiti da “socialdemocratici promotori dell’austerità per superare la crisi economica, ciclica oppure no”.

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Castagnaccio e la ‘storia inesistente’ (capitolo sette?)

Castagnaccio

Io sono così, odio ciò che resta in sospeso. Il fatto è, però, che in questo periodo un po’ in sospeso mi sento anch’io: stanca e inconcludente nella corsa di tutti i giorni che si sospende, a sua volta, tra un capolinea e l’altro della metro B.

Recentemente ho anche coniato un’espressione che dovrebbe chiarire la mia situazione a tutti quelli che sembrano interessati a sapere cosa faccio. “Sposto l’aria” – io rispondo, con tutto il sollievo di chi ha trovato la definizione ‘esatta’. Ma il mio caro marito, non è della stessa opinione: lui, con grande imbarazzo, mi fa notare che esiste un modo dire le cose ‘pour parler’, come dicono i francesi, e che non devo cercare metafore a tutti i costi per chiarire il concetto… che non è detto, poi, che il concetto chiaro per me, sia chiaro anche per gli altri.   Ma io no, io sono irremovibile e delle parole, quelle ‘esatte’ per raccontarmi, io sento sempre un gran bisogno.

Così eccomi tutto il mese di novembre a ‘spostare l’aria’ nel tentativo di giocare d’anticipo con scadenze, impegni e promesse fatte a me stessa e invece niente di buono ne è venuto. L’aria è rimasta immobile esattamente nel punto preciso in cui si trovava: penzolando sospesa insieme alle mie intenzioni che non hanno preso forma.

Così, nello stesso modo, sono rimasti in sospeso, dal tempo in cui mi divertivo a rigare gnocchi, anche un pacchetto di farina di castagne e la promessa di una nuova storia da raccontare.

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“Ars Eros e Cibus” e Taste Abruzzo a Sulmona

"Ars Eros e Cibus" e Taste Abruzzo a Sulmona

“Taste Abruzzo” ph Maresa Dell’Olio

Ultimamente io non sono più solo ‘io’, ma vivo anche nel ‘noi’ di Taste Abruzzo. E infatti Taste Abruzzo, siamo ‘noi’: nove blogger accomunate  da tanto Abruzzo da assaggiare e da raccontare, a chi della nostra terra ha visto poco e poco ha sentito parlare.

E se finora per il nostro progetto di condivisione e convivenza, l’etere è stato un facile approdo per lo scambio e la frequentazione reciproca, l’opportunità per un incontro ravvicinato, abbracci stretti e chiacchiere alla presenza l’una dell’altra ce l’ha offerta la città di Sulmona in occasione dell’evento “Ars Eros Cibus”.

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