Spritz al “tartufino” del Mugello

Spritz al "tartufino" del Mugello

Si narra che mi abbiano ritrovata in cucina più sorridente del solito: comodamente seduta con la macchinetta fotografica ancora appesa al collo, un Martini Bianco in una mano e uno Spritz nell’altra…

E se uno era per certo l’aperitivo che sorseggiavo dalla mia coppa, l’altro era l’insospettabile biscottino salato carico del sentore buono del formaggio al tartufo: lo spritz.

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Il caffè ‘sbagliato’ nel cake ‘giusto’

Il caffè 'sbagliato' nel cake 'giusto'

Ultimamente non bevo più caffè. Ho smesso più di un mese fa, nel momento in cui più ne avevo bisogno: insomma un banale errore di tempistica, che ha contribuito a rendere la mia espiazione da caffè sicuramente più eroica di quanto immaginassi.

A questo poi si aggiunge il fatto, che il mio affezionato suocero si è presentato poco tempo fa con un regalo proprio interessante, per una che ha da poco vinto la sua astinenza da caffè: e cioè una tecnologica macchina accessoriata di pulsanti per ogni genere di caffè desiderabile: lungo, corto, nero, macchiato, decaffeinato. Insomma cosa dire: mancherebbe un telecomando e sarebbe perfetta per ordinare anche un caffè a distanza, se potesse.

E io che con tanta tecnologia a disposizione riesco sempre a mandare il tilt i miei criteri di scelta, ecco che mi ritrovo sul più bello ad accontentare i desiderata del caro marito con un caffè ‘sbagliato’: molto profumato certo, ma troppo corto e concentrato per i battiti anarchici del suo cuore.

Insomma l’astinenza da caffè può fare di questi scherzi a chi tenta di svegliarsi senza caffeina e, mentre preme pulsanti su macchine ‘inquietanti’, pretende pure di impastare il dolce della colazione. Così ecco che al momento di decidere gli aromi del mio abituale cake del sabato mattina: non ci sono stati dubbi e il caffè ‘sbagliato’ è entrato nel cake più ‘giusto’ che io abbia mai assaporato.

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Grissini al Tahini con semi di sesamo e nigella

Grissini al Tahini con semi di sesamo e nigella

“La tahini se conserv(e?) dans le frigofere da longe tempe” mi ha assicurato Zachino.

E’ incredibile: questa volta avrei giurato di aver colto una ‘tendenza al francese’ nelle contaminazioni linguistiche del mio fidato venditore di spezie, quando, solo un mese fa, ero sicura di aver sentito un’inflessione decisamente tedesca.

Non posso fare a meno di chiedermi se la questione sia già diventata di competenza dello sceriffo! Ma ad ogni modo io e Zachino ci conosciamo già da un po’: lui è il proprietario del negozietto ebraico, quello che tempo fa mi ha intimato di chiamare il sesamo nero, nigella! Dovesse veramente portare male fare un uso improprio dell’aggettivo ‘nero’: “che non è mai una bella cosa, una cosa nera…” ha ribadito con l’indice alzato e la solennità di un profeta.

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‘Pizzelle’ per Taste Abruzzo

'Pizzelle' per Taste Abruzzo

Le ferratelle abruzzesi hanno un modo singolare di distinguersi per consistenze e aromi che io, ho sempre attribuito alla particolare geografia del mio Abruzzo fantastico. E allora con questa convinzione, non mi sono mai stupita di trovare le neole friabili e croccanti a Pescara e le pizzelle’ morbide nell’entroterra chietino. E proprio a Casoli, il paese in cui ho più atteso di ‘diventare grande’ mi sono ritrovata a mangiare pizzelle profumate al limone qualunque fosse l’occasione adatta ad incontrarle: compleanni, matrimoni, riunioni in famiglia ma anche semplici merende. Io le ho sempre preferite alle neole per la consistenza morbida, adatta ad accogliere creme e frutta sciroppata. Così quando ho pensato di dedicarmi alle ferratelle per Taste Abruzzo, di cosa stupirsi se dal ferro sono uscite fuori le ‘pizzelle’?

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Bretzel con lievito madre

Bretzel con lievito madre

Ho assaggiato il mio primo Bretzel a Praga, il secondo invece nella mia cucina. Io direi che si tratta di una successione doverosa: quando un cibo è lontano dal palato e dall’immaginazione in genere, io preferisco dare la caccia all’originale prima di avventurarmi nella replica approssimativa di sapori e consistenze. Così allora sono andata a Praga e ho mangiato un bretzel; quando sono tornata a casa, semplicemente l’ho replicato.

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Biscotti speziati di Ottolenghi

Biscotti speziati di Ottolenghi

Le spezie nella mia cucina trovano una posizione di vicinanza più o meno ordinata, a seconda del loro reciproco rapporto sensoriale: il macis, ad esempio, è a stretto contatto con la noce moscata se non fosse per quella ‘contesa’ irrisolta sulla delicatezza preferibile della besciamella.

Poi ci cono i chiodi di garofano così indecisi se stare dalla parte del salato o da quella del dolce, io stessa mi chiedo sempre dove collocarli: “vicino alla cannella o al pimento?”

Questi problemi non me li crea ad esempio la fava tonka, unica nel suo sentore inconfondibile prende le distanze da tutte le altre spezie. Ma certo tanta esclusività si paga: se penso a quanto io abbia penato per trovare le sue preziose bacche e quanto abbia rischiato nel cercarle in una città di ‘romoletti’ in cui un uomo, anche se è un droghiere, a chissà cosa pensa se una signora ‘costumata’ chiede timidamente: “scusi, lei ha la fava tonka?”

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Il ‘buon senso’ del Pan Brioche

Il 'buon senso' del Pan Brioche

Ho fatto un pan brioche perché non avevo nulla da fare. Sono momenti rari quelli in cui il mio tempo libero si incrocia con il momento più attivo del lievito rinfrescato, così ho semplicemente capito che quella era l’occasione di sperimentare proprio uno di quei dolci che, per mancanza di ‘fortuite coincidenze’, rimando sempre a data da destinarsi.

Così decisa a cogliere l’attimo, senza minimamente conoscere le dosi indicative per questo tipo di preparazioni, e pioniera come non mai mi è capitato di essere, mi sono affidata all’istinto e al ‘buon senso di un pan brioche’.

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Zuppa di lenticchie rosse e ‘sintomi d’amore’

Zuppa di lenticchie rosse e 'sintomi d'amore'

Ci sono ricette che arrivano da sole: s’infilano nel sacchetto della spesa chissà come, in modo del tutto inaspettato. Anzi, in modo del tutto insperato. E si che io non avevo molte speranze di trovare sullo stesso marciapiede in tre negozi diversi le spezie essenziali per la zuppa di lenticchie rosse.

E non si tratta mica di una comune zuppa di lenticchie rosse qualunque, ma di quella famosa zuppa in cui le spezie sortiscono l’effetto di un ‘innamoramento di pomeriggio’.

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Una ‘flânerie’ a Praga

Una 'flânerie' a Praga

E’ possibile tornare da Praga con immagini ben distinte: la torre del municipio della Città Vecchia, l’orologio astrologico e il teatrino allegorico di un gruppetto di piccole statue che si animano al battere delle ore. Poi il ‘pittoresco’ del ghetto, l’irregolarità malinconica e ‘fuori tempo’ del cimitero ebraico, fino al Barocco sfacciato del quartiere di Mala Strana.

Ecco, su queste immagini può restare impigliato anche il visitatore più distratto, ma certo questo non le rende più interessanti di altre che meritano di essere prese in considerazione.

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Taralli all’anice di San Biagio per Taste Abruzzo

Taralli all'anice di San Biagio per Taste Abruzzo

Mia madre è una donna dalla ‘simpatia singolare’: divertente senza sospetto alcuno di esserlo, è capace di ridere alle sue battute senza ritegno, solo dopo averne colto il senso e sempre con un certo ritardo. Così spesso si ritrova a ridere da sola, compiaciuta e sorpresa del suo estro verso la naturale propensione ad una comicità tutta sua.

Allo stesso modo però sa prendersi molto sul serio. Soprattutto, ogni volta che un ‘affare di Chiesa’ la coinvolge direttamente: e allora in questi casi guai a non riconoscerle la serietà dovuta ad una sacerdotessa nel pieno ufficio sacro di una ritualità o di una benedizione.

Io, l’ho sempre trovata adorabile in entrambe le situazioni, ma devo dire che il suo personaggio sa essere godibile soprattutto nella versione più propriamente ‘religiosa’ e soprattutto, nel particolare rapporto che intreccia con i Santi.

Ho sempre sopettato che li amasse tutti, indistintamente, ma certo per S. Biagio ha sempre avuto un occhio di riguardo. D’altronde anch’io il 3 febbraio mi accorgevo della ricorrenza del Santo, perché tornata a casa mia madre sospendeva l’attività dietro i fornelli e, rivestita di tutta l’ufficialità del caso, mi ungeva la gola con un segno della croce e suggellava il tutto, offrendomi un pane benedetto a forma di anello.

‘Buono’ S. Biagio!Piaceva anche a me il Santo che sapeva di poco sale e tanto anice fresco sotto i denti. Io mangiavo il pane e in cambio il Santo proteggeva la mia gola dai malanni del freddo più rigido: un ‘concetto appetibile’ per lo spirito ma certo anche per il corpo, anzi per la ‘gola’.

Si capisce bene allora perché in occasione della ricorrenza del Santo, per Taste Abruzzo di questo mese, io abbia voluto fortemente sperimentare la ricetta tradizionale abruzzese dei taralli nella versione salata: per devozione alle ‘cure’ del Santo insieme a quelle, inesauribili, di mia madre per me. Per la storia e la ricetta seguitemi.

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Gratin di broccoli “in divenire”

Gratin di broccoli "in divenire"

“In divenire”: si tratta di un’espressione che uso in genere per mettere in attesa chiunque sia in cerca di risposte immediate e decisioni improvvise sul da farsi. La questione è semplice: io non trovo tanta disinvoltura nell’immediatezza, quanto piuttosto ‘nel divenire’ lento di quelle cose che non si palesano a comando.

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Epica familiare: “il bello degli uomini con i baffi”

Epica familiare: "il bello degli uomini con i baffi"

I due personaggi baffuti della foto, erano i miei due bisnonni. Due tipi bizzarri se dico che  il ‘carabiniere’ era il marinaio mentre il ‘marinaio’ era  il carabiniere. Un’epica familiare racconta che incontratisi giovanissimi al servizio di leva e scoprendosi concittadini, decisero si farsi immortalare non prima di scambiare le rispettive divise e darsi la mano in segno d’amicizia. Poi, tornati a Pescara, si persero di vista, si sposarono, misero su famiglia e morirono, prima di sapere che i rispettivi nipoti, per uno strano ‘giro di vite’, si sarebbero incontrati, sposati e, di lì a poco, diventati mio padre e mia madre.

Ho ritrovato la loro foto proprio nella scatola di latta dove riporre le bucce d’arancio candite, e ho scoperto che mia nonna Irma aveva ragione sugli uomini di famiglia: mio nonno aveva i baffi, il mio bisnonno aveva i baffi… come del resto anche D’Annunzio li aveva, ma questo non è affatto un caso!

E allora, cara Margherita, un giorno, chissà come, io e mia nonna abbiamo dirottato dai soliti ragionamenti e ci siamo ritrovate a considerare “il bello degli uomini con i baffi”.

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La ‘panonta’ per Taste Abruzzo

'Panonta' per Taste Abruzzo

Ogni volta che si cede all’irrefrenabile tentazione di ‘scarpettare’ direttamente da una padella unta, il prezioso condimento muniti di una semplice fetta di pane, ciò che si sta mangiando è una ‘panonta’. Ed è bene saperlo!

Allora la ‘panonta’ è piuttosto una ‘licenza’ poetica, l’atto ultimo di gradimento a fine pasto, ma anche semplicemente una buona abitudine domestica, se si vuole essere sicuri di godere i piaceri della tavola fino in fondo… ad una pentola, ad esempio.

E se la ‘panonta’ allora è un ‘comportamento audace’ più che una ricetta, è interessante scoprire che tra i luoghi di diffusione di tanta ‘sfrontatezza’ gastronomica, c’è anche il mio Abruzzo ‘fantastico’ di cui ormai mi piace così tanto parlare su Taste Abruzzo.

Per fare in modo che la mia ‘panonta’ fosse tutta abruzzese, mi sono rivolta a ingredienti tipici della mia terra come al esempio la farina di Solina (che veramente sa di montagna!) e l’aglio di Sulmona. E se interessa sapere com’è stato possibile domare quest’ultimo, venitemi a trovare su Taste Abruzzo.

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Pizza con carciofi trifolati all’harissa, una birra e lo ‘sceriffo’

Pizza con carciofi trifolati all'harissa, una birra e lo 'sceriffo'

Mia nonna Irma ha un suo modo di divagare sulla natura umana e ha il pregio di sintetizzare le sue ‘verità’ in ‘frasi fatte’ senza, per questo, scivolare in luoghi comuni. Lei ad esempio mi ha sempre detto: “Non fidarti mai degli occhi tristi”.

“Gli occhi tristi” sono da evitare: spia degli “sguardi tristemente invidiosi” o “insanamente curiosi”  per il prossimo, chiunque esso sia. Ed ecco allora spiegato perché io evito, con una certa attenzione, di incontrare Lui, lo ‘sceriffo’.

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