Tutto è zuppa

Tutto è zuppa

Tutto è zuppa: i fagioli misti in ammollo nell’acqua, il farro, il miglio, i cavoli neri di Rolando ma anche i tappeti di ghiande sotto il giallo delle foglie, delle querce, del mio inverno e del mio letargo. Ecco, il mio letargo.

[continua la lettura…]

18

“Fiori blu”

"Fiori blu"

Ho cominciato a leggere “Fiori blu” nei primi ‘giorni di vacanza di giugno duemilaetre’ come  dice, a memoria postuma, il tratto sbiadito di una penna usata sulla prima pagina bianca del libro, per sigillare l’inizio di una nuova lettura. In quel tempo i libri avevano da poco cominciato a viaggiare con me, mentre  io viaggiavo con loro già da molto tempo. E così quando salivo su un autobus con cui scavallare l’Appennino io semplicemente leggevo. E poi sgranocchiavo anche qualcosa.

[continua la lettura…]

9

Beata ignoranza…

Beata ignoranza...

Mia nonna Ida, quando mi vedeva con un libro in mano, mi chiamava “ignorante” scandendo per bene ogni sillaba:

“I-GNO-RAN-TE!”.  Poi scoppiava a ridere e invitava me e il mio libro a fare una pausa, magari in cucina, e a sederci nell’angoletto da cui seguire i suoi movimenti.

E i suoi movimenti stessi erano le sue ricette, che esigevano sempre la stessa gestualità collaudata, quasi un rito scaramantico per la riuscita di un piatto che doveva essere una certezza, come tradizione vuole: “Dovesse cascare il mondo!”.

[continua la lettura…]

15

Gelatina di un melograno “che andava di corsa”

Gelatina di un melograno "che andava di corsa"

Cosa fa il tempo che corre, quando si ferma?Semplicemente riprende a correre.

Io questo l’ho capito da quando ho preso a correre anch’io con tutte le mie forze e in tutte le condizioni in cui è possibile correre e correre sempre, a tutte le ore del giorno e anche della notte, quando dormo: quando anche i sogni allungano il passo perché hanno fretta di sparire prima del tempo, prima degli occhi spalancati sugli stucchi del soffitto di un nuovo giorno.

Così io, quando arrivo in campagna sospirando pensieri di tregua, mi illudo di fermarmi. E, invece, semplicemente riprendo a correre.

Una nuova ‘corsa’ si presenta sempre dietro l’angolo, anzi dietro un albero che ha fretta pure lui di sparire, prima del tempo di un’altra stagione, come i sogni prima del tempo di un nuovo giorno.

Ecco questo è quello che successo all’albero di melograno, inchinato ai miei piedi per il peso dei suoi frutti, che non hanno voluto sentir ragione sul da farsi e che se io non avessi subito raccolto avrebbero fatto la stessa fine dei fichi scoppiati di mio padre.

[continua la lettura…]

13

“La Bellezza salverà il mondo”…

"La Bellezza salverà il mondo"...

Ottobre secondo il mio calendario interiore è il primo mese dell’anno. Riparto dopo un’estate che sento estate fino a settembre e poi, appunto si riparte.

E si progetta anche, di fare una dieta, di iscriversi in palestra e di ‘realizzare’ un anno migliore di quello passato. Anche se io non progetto mai tutte queste cose,[continua la lettura…]

16

Marmellata di prugne e cannella

Marmellata di prugne e cannella

La settimana passata è stata densa: fitta fitta di gente, di impegni e di ansie che avevano tutte fretta di arrivare e di intrecciarsi in appuntamenti e in ritardi, inevitabili.

Il tempo si è contratto e dilatato lasciandomi nell’approssimazione di non saper più indovinare il tempo passato fuori casa: un intero giorno denso come una settimana fitta fitta di gente, di impegni e di ansie o un’intera settimana fitta fitta come un giorno denso di gente, di impegni e di ansie?

[continua la lettura…]

11

‘Pallotte cacio e ovo’ coi baffi… di Filippo

'Pallotte cacio e ovo' coi baffi... di Filippo

Una piazza per me è una bella piazza se oltre al passaggio offre una sosta. E se oltre alla sosta offre una seduta.

Se poi la seduta non è un muretto né lo scalino di un portone d’ingresso e neanche il bordo di una fontana, allora potrebbe trattarsi di una sedia comoda, dietro un piccolo tavolo sotto un tralcio di vite. Questa ad esempio è una piazza che esiste nel mio Abruzzo fantastico ed è quella in cui io, quando sosto, sicuramente mangio.

[continua la lettura…]

14

Autunno di “melette” e di ”poca gente”

Autunno di "melette" e di ''poca gente''

Mia madre mi ha sempre detto di stare attenta a quello che faccio, che la gente chissà poi cosa dice!

Mio padre invece mi ha sempre detto di stare attenta a quello che dico, che sennò la gente chissà cosa pensa!

Mia nonna mi ha sempre detto di non andare in giro mezza nuda che sennò la gente chissà cosa racconta!

Mio nonno per comodità mi ha fatto una sintesi delle regole da usare in mezzo alla gente, e mi ha detto: “Fai come le scimmiette: non vedo, non sento, non parlo”.

Ma non è così facile non vedere, non sentire e non dire quello che la gente pensa di vedere, di sentire e poter dire. Sempre e indisturbatamente.

27

“Faccio l’amore per disperazione”

"Faccio l'amore per disperazione"

Ho assaggiato la prima volta le neole al mosto nella città di Ortona che è esattamente l’unico paese, in tutto l’Abruzzo, in cui ci si può aspettare di incontrare questi dolcetti tipici nei bar del corso.

E io, proprio in un giorno imprecisato di pendolarismo tra Pescara e Lanciano mi sono fermata a Ortona e sono entrata in un bar.

[continua la lettura…]

7

Fichi “da confine”… pane, amore e fantasia

Fichi "da confine"… pane, amore e fantasia

Mio padre dice che non è bene mangiare i fichi ‘semi esplosi’, ancora attaccati all’albero nell’altra estremità. Dice anche che quel pertugio spampanato per l’eruzione della polpa matura è un ricettacolo di ospiti sgradevoli: mosche, vespe e insettucoli vari golosi quanto il genere umano lo è. E di fichi in particolar modo.

Io dico invece che mi piace mangiare soprattutto i fichi ‘semi esplosi’ ancora attaccati all’albero dall’altra estremità. Dico anzi che è proprio l’eruzione della polpa matura nel punto in cui il fico esplode che mi piace e mi attira come attira le vespe, le mosche e insettucoli vari golosi quanto io lo sono. E di fichi in particolar modo.

[continua la lettura…]

14

“Io – dicono – quando parlo, romanzo…”

"Io - dicono - quando parlo, romanzo…"

“Io, dicono, quando parlo, romanzo …” ma non sono io a romanzare la storia che ad ogni viaggio, e in ogni estate, si racconta da sola. E si carica di sentimento e di epos. E, a dirla tutta, anche un po’ di pathos: ad ogni guasto del nostro caro e vecchio motoroom, che in genere ci abbandona senza preavviso e, preferibilmente, in terra straniera come da sempre dal giorno in cui lo acquistammo.
Al tempo della nostra infatuazione per certi mezzi di trasporto, si trattò di una di quelle scelte più o meno obbligate: quando è preferibile essere ‘economici’ e ‘boemiens’ più per necessità che per ‘modestia’.
E così  questa storia che comincia con la rottura di un cambio che non ingrana più le marce, al momento dovuto, pur somigliando a tutte quelle storie che cominciano male, per me non smette mai di essere la più bella storia d’estate che vale sempre la pena di essere raccontata, soprattutto quando parla di Grecia.
E allora eccoci sbarcati a Patrasso, alla volta del nostro amatissimo Peloponneso con la sensazione di aver attraversato il mare a bordo di una nave fantasma. Il terrorismo mediatico sulla situazione economica della Grecia, è riuscito nell’intento di lasciare per questa estate la ‘Grecia ai greci’ meno che per noi, inguaribili dal mal d’amore nei confronti del nostro popolo preferito.
Siamo gli unici italiani a bordo. Sul ponte un turco o forse due. Pochi i tedeschi e quasi quasi ‘cautamente’ mimetizzati da francesi, come parchi del distintivo verbo d’Alemagna. Quanto al resto della popolazione navigante, tutta greca. Equipaggio compreso. Inutile dire quanto mi piaccia l’idea di una maggioranza greca, almeno in mare aperto e a dispetto dello stato di minorità che per mesi la società ‘civile’ di un’Europa inutilmente unita ha sventolato alle nazioni.
A bordo prendiamo a sentirci già in Grecia e a nostro modo anche un po’ greci: mangiamo koriatica, beviamo retzina e parliamo già un po’ di greco all’occorrenza. Poi studiamo prossimi itinerari e decidiamo una destinazione, ad esempio la Messenia.
18

Granita alla Ratafià per Taste Abruzzo

Granita alla Ratafià per Taste Abruzzo

Ho scoperto tardi che il mare in Abruzzo ‘non è lontano’.

Mio padre per una sua singolare tendenza a motivare i suoi ‘no’ con spiegazioni improbabili, mi ha più volte ripetuto nell’estate del ‘87 che il mare ‘era troppo lontano’ da raggiungere e che tanto valeva, invece riuscire a godersi la campagna, fuori dal paese e fuori mano almeno per i miei dodici anni di età.

Meno male c’era il ‘mare di Pescara’, che non è solo la città dei miei natali ma anche del mio più appassionato sentimento, dove nonni e zii erano un balsamo terapeutico per la mia astinenza da mare. Perché a me il mare mancava un sacco, anche d’inverno e mi mancavano i paesaggi da riviera e le ‘persone di mare’ che sanno di salsedine anche a novembre. E poi c’è da dire che a dispetto delle apparenze di bambina rustica ‘di paese’ e ‘di campagna’, io mi sono sempre sentita un personaggio ‘di mare’ e ‘da mare’. E al diavolo che non sapessi ancora nuotare, come tutti i bambini cresciuti al mare da maggio a settembre.

E anzi che quando ho deciso di imparare a farlo è stato per il piacere di abbracciarlo il mio mare, per restare amorevolmente in sospensione io e lui semplicemente galleggiando.

Insomma, questo mare non era poi così lontano e soprattutto non si trovava solo a Pescara.

Oggi lo racconto ai romani, com’è il mare in Abruzzo, quando capisco che per loro la mia terra è fatta solo di montagne e passeggiate nei boschi. E se un po’ troppo di parte, quando lo descrivo, lo dico sempre che il mare c’è ed è bellissimo, basta solo capire come fare a trovarlo.

[continua la lettura…]

9