Ambasciator, del Mugello, non porta pena

Ambasciator del Mugello, non porta pena

E allora un giorno mi scappò di dire “Io friggerò un tuorlo”.

E mi ritrovai “Ambasciatrice” di quel messere dell’Ubaldino noto in tutto il Mugello, il “Gran Mugello”.

E in realtà la magnificenza delle mie pretese era tale, per la magnificenza dell’occasione del Concorso “Latti da Mangiare” proposto, per la seconda edizione, dalla Storica Fattoria de Il Palagiaccio.

Ricordo bene che in quel frangente anche mia madre, non fu da meno a sostegno della mia autostima e mi disse al telefono: Un menù degustazione va bene mangiarlo, ma cucinarlo è tutta un’altra cosa!

Ecco e io, per non scompormi neanche un minuto, sono uscita e ho comprato una confezione di uova. Anzi due “che non si sa mai”.

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“La Bellezza salverà il mondo”…

"La Bellezza salverà il mondo"...

Ottobre secondo il mio calendario interiore è il primo mese dell’anno. Riparto dopo un’estate che sento estate fino a settembre e poi, appunto si riparte.

E si progetta anche, di fare una dieta, di iscriversi in palestra e di ‘realizzare’ un anno migliore di quello passato. Anche se io non progetto mai tutte queste cose,[continua la lettura…]

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Gratin di broccoli “in divenire”

Gratin di broccoli "in divenire"

“In divenire”: si tratta di un’espressione che uso in genere per mettere in attesa chiunque sia in cerca di risposte immediate e decisioni improvvise sul da farsi. La questione è semplice: io non trovo tanta disinvoltura nell’immediatezza, quanto piuttosto ‘nel divenire’ lento di quelle cose che non si palesano a comando.

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Cardi gratinati

Cardi gratinati

Gratinare, non mi dispiace mai tanto. Un’operazione consigliabile a tutti i ‘pasticcioni’ per natura, agli ‘stratificatori’ metodici o ai ‘pigri di cuore’ che amano lasciar fare al forno la sua parte. Ecco, le possibilità sono varie ed estendibili per lo più anche agli ‘sbattitori compulsivi’ di besciamella o ai ‘maniaci di formaggio che fonde’ soprattutto se il gratin in questione è a base di verdure. Quanto ai cardi invece, ne ho sentite delle belle: come ad esempio che siano preferiti da “socialdemocratici promotori dell’austerità per superare la crisi economica, ciclica oppure no”.

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Pomodorini confit e una ‘chanson’…

Pomodorini confit e una 'chanson'

Ho conosciuto Rolando qualche mese fa, ho suonato alla sua porta e appena i cancelli della sua tenuta si sono aperti al mio sguardo, io non ho avuto dubbi sul suo ‘personaggio’, assolutamente ‘letterario’. Se a questo poi si aggiunge, un nome da ‘chanson’ e due baffi di almeno dieci secoli fa, come si può non fantasticare quel tanto che basta a riscrivere la storia? Io ovviamente l’ho fatto e, un po’ alla mia maniera, ho preso ad immaginare l’omone sorridente davanti a me simile a quel paladino di cui tanto ho letto e  sentito parlare dietro i banchi di scuola.

La storia nei secoli, come nella vita delle persone, non cambia poi tanto: basta un po’ di coraggio a saper essere fedeli ad una propria inclinazione, ad un proprio modo di essere e il gioco è fatto: si può diventare ‘paladini’ nel proprio piccolo, almeno della propria esistenza.

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Peperoni ripieni con feta

Peperoni ripieni con feta

Yemistà: una parola di cui i greci si servono per indicare le verdure ripiene che possono essere, a seconda della possibilità o della preferenza, domatés o piperiés, ma che in ognuno di questi casi saranno sempre e solo yemistà (o gemistes).

E allora, più di qualche giorno fa ormai, quando ho deciso di cucinare i peperoni che Dionisia ha infilato nella mia valigia, ho voluto che diventassero i miei speciali piperies gemistes.

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Raita di carote e semi

Raita di carote e semi

Mi sono imbattuta nella ricetta in cui le carote incontrano lo yogurt, i pistacchi, le uvette e tutta una meravigliosa varietà di semi come il cardamomo, il coriandolo e la senape, in uno dei luoghi più trafficati e ricorrenti della mia quotidianità: la metro B.

Una situazione apparentemente identica a quella di tutti i giorni insomma: quella del ritrovarsi seduti, stipati, soffocati o ‘stratificati’ in piedi, imbottigliati, impigliati tra persone che per ovvie ragioni non si conoscono neppure. Certo si condivide un viaggio, ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s’incontrano per un secondo poi si sfuggono, inseguono altri occhi, non si fermano, a limite si assentano o si arenano in un pensiero prossimo, il più delle volte si spengono.

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Tarassaco

ta-ra-ssa-co

Ognuno dovrebbe annotare le sue parole preferite su un taccuino. Un modo come un altro per prendere una posizione, per prenotare una parola e decidere in che modo ‘presentarsi’ quando ci si esprime. E allora io, ad esempio, se apro il mio taccuino mi accorgo che ‘cominciare’ mi piace di più di ‘iniziare’ e che ‘raccontare’ invade sempre il campo del ‘dire’, un po’ come il ‘ricordare’ che addirittura si sostituisce a ‘sognare’. Ma se in queste parole c’è tutto l’ ‘infinito’ delle mie azioni preferite, ce ne sono altre inspiegabilmente evocative: quelle che mi trasportano anche senza una ragione, che bisogna inseguire per non perderle per strada e sillabare fino allo strenuo per capire dove portano. E io così ho fatto con “Tarassaco’’, quando ho capito di essere rimasta impigliata sul suono di ogni sillaba ben scandita: ta-ra-ssa-co, ta-ra-ssa-co! Ecco in realtà, non sono ancora riuscita a stanare la motivazione del mio divertimento nel ripetere una delle parole più recenti della mia quotidianità: perché il tarassaco, in effetti, è entrato nella mia quotidianità proprio come sa fare un’erba infestante e da quel momento si presenta alla mia attenzione ovunque io vada. Sui bordi delle strade, sotto l’albero di pere, sul confine, al di là  della casa di Umberto e Franca e anche quando raccolgo un fiore, se quello si presenta giallo e morbido come un pompon da “bo-ro-tal-co”, bene quello è “ta-ra-ssa-co”.

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Vignarola

Vignarola

Fave, piselli, carciofi, lattuga e menta romana sono i protagonisti di uno dei piatti tipici della cucina romana: la vignarola, appunto. Il nome potrebbe indicare l’abitudine antica di mangiare questo piatto all’aperto durante il lavoro nella vigna o più banalmente potrebbe trattarsi dell’uso romanesco di chiamare ‘vignaroli’ i venditori di verdure. Ma trattandosi di un piatto lontano dalle mie tradizioni la sua storia non mi appartiene, il suo sapore e l’abitudine ad ordinarne sempre una porzione, si.

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