Fiadoni abruzzesi ‘andata e ritorno’

Fiadoni abruzzesi

C’era un gradino a Casoli, proprio al centro del Corso principale.

A sinistra, la Chiesa di Santa Reparata e a destra, il bar di Peppe Ciccione.

Il ‘sacro’ da una parte, il ‘profano’ dall’altra e io avrei potuto scegliere da che parte andare, se non fosse che nel bel mezzo, proprio al centro del corso principale, c’era un gradino su cui sedersi. E lì sono rimasta tutta l’adolescenza.

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Quell’effetto spettinato anni ’80

insalata patate novelle e germogli di crescioneCos’è adesso questa mania del “germogliare” fai da te? Mi ha chiesto l’altro giorno mio marito.

Mio marito è così, quando vede qualcosa di nuovo chiede ragione come un supervisore di professione e vocazione, in medesimo tratto.

E così, come ogni volta che un nuovo proposito si fa spazio nella mia mente, e per forza di cose anche nella nostra cucina, mi è toccato favorire spiegazione.

“Sono stanca di prendere la metro B, anche per una manciata di germogli… e – pausa e poi tutto d’un fiato – ho comprato un germogliatore!”

Ecco, quando si dice “la fierezza delle proprie azioni”, ho risposto proprio così al marito supervisore: con tutta l’evidenza di un caso che andava risolto. E che è stato egregiamente risolto. Appunto.

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Menù degustazione Palagiaccio

Menù degustazione Palagiaccio

Un menù degustazione è un’intenzione un po’ esagerata, forse. Soprattutto per me.

Mia madre, d’altronde, è stata molto sincera nel dirmelo al telefono: “… va bene assaggiarlo, un menù degustazione, ma cucinarlo è tutta un’altra cosa!”

“E allora io, lo chiamerò menù degustazione a prescindere”. E quel che sarà, sarà.” Ho pensato.

E mi sono tolta dall’impaccio di una definizione un po’ esagerata, forse. Soprattutto per me.

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‘Pizzelle’ per Taste Abruzzo

'Pizzelle' per Taste Abruzzo

Le ferratelle abruzzesi hanno un modo singolare di distinguersi per consistenze e aromi che io, ho sempre attribuito alla particolare geografia del mio Abruzzo fantastico. E allora con questa convinzione, non mi sono mai stupita di trovare le neole friabili e croccanti a Pescara e le pizzelle’ morbide nell’entroterra chietino. E proprio a Casoli, il paese in cui ho più atteso di ‘diventare grande’ mi sono ritrovata a mangiare pizzelle profumate al limone qualunque fosse l’occasione adatta ad incontrarle: compleanni, matrimoni, riunioni in famiglia ma anche semplici merende. Io le ho sempre preferite alle neole per la consistenza morbida, adatta ad accogliere creme e frutta sciroppata. Così quando ho pensato di dedicarmi alle ferratelle per Taste Abruzzo, di cosa stupirsi se dal ferro sono uscite fuori le ‘pizzelle’?

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Parrozzetti per Taste Abruzzo

Parrozzetti per Taste Abruzzo

A Natale i parrozzetti sono sotto l’albero. Ma è ovvio che si può vivere di questa certezza se l’albero in questione è abruzzese, possibilmente della costa, possibilmente di Pescara. E infatti io li trovavo a Pescara, sotto l’albero del nonno Osvaldo che me ne offriva uno appena arrivavo nella sua casa.

E si che la vita festiva del parrozzetto non era la stessa del parrozzo: la versatilità del parrozzetto infatti è sempre stata nella gradevole versione mignon, più facile da offrire all’ospite imprevisto, più accattivante per la merenda dei più piccoli. E allora io, per questo fine settimana di festa e di Natale alle porte, ho pensato di offrire parrozzetti a tutti quelli che non hanno a portata di mano un ‘albero abruzzese’ sotto cui trovarli.

Lascio perciò la storia e la ricetta, sotto il ricco ‘albero’ di Natale di Taste Abruzzo per chiunque abbia voglia di trovarvi in regalo un parrozzetto da parte mia.

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Quattro uova alla pizzaiola per un quattro in matematica…

Quattro uova alla pizzaiola per un quattro in matematica...

Ultimamente chiacchiero di tante cose e di tanto chiacchierare le parole sono diventate ‘capitoli’ e, senza che io me ne accorgessi, ogni capitolo ha preso ad inseguirne un altro generandone ogni volta, uno nuovo. Ecco è andata così.

In questo modo allora, dalla ‘Chanson di Roland’ è venuta fuori la storia delle melanzane che son finite nella pasta al forno. Quest’ultima è appunto uscita dal forno in un giorno di febbre, tanto simile a quella dei miei trascorsi ‘innamoramenti’. Di questi, poi, avevo fatto censura insieme ad una torta di mele, riposta nel capitolo quattro. Quattro appunto… e dicevo del quattro che era esattamente il voto che avevo in matematica. Come quattro era il numero di uova che la Sig.ra Maria mi regalava, per il quattro in matematica.

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