Ambasciator, del Mugello, non porta pena

Ambasciator del Mugello, non porta pena

E allora un giorno mi scappò di dire “Io friggerò un tuorlo”.

E mi ritrovai “Ambasciatrice” di quel messere dell’Ubaldino noto in tutto il Mugello, il “Gran Mugello”.

E in realtà la magnificenza delle mie pretese era tale, per la magnificenza dell’occasione del Concorso “Latti da Mangiare” proposto, per la seconda edizione, dalla Storica Fattoria de Il Palagiaccio.

Ricordo bene che in quel frangente anche mia madre, non fu da meno a sostegno della mia autostima e mi disse al telefono: Un menù degustazione va bene mangiarlo, ma cucinarlo è tutta un’altra cosa!

Ecco e io, per non scompormi neanche un minuto, sono uscita e ho comprato una confezione di uova. Anzi due “che non si sa mai”.

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Per un pugno di papaveri

Per un pugno di papaveri

L’altro pomeriggio Rolando mi è venuto a salvare e così invece di papaveri ho fotografato asini e cavalli. Un ripiego o un’occasione, non lo so. Ma è stato quello l’unico modo di uscire dalla scena finale di un duello all’ultimo sangue che sarebbe stato solo il mio, visto che io ero quella armata di macchinetta fotografica e il mio avversario di piccone.

Ecco così è toccato a Rolando il compito di un ‘fuori scena’, quello che se ci fosse stato Sergio Leone in persona a riprendere il tutto, non sarebbe stato consentito, che guai ad interrompere il momento di massima tensione dello sguardo nello sguardo di Clint Eastwood e Gian Maria Volonté. 

Fatto sta che io in quel momento forse andavo salvata, che se già morire “per un pugno di dollari” non ne vale la pena, ancor meno forse per un pugno di papaveri.

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La moglie del testimone dello sposo

La moglie del testimone dello sposoPer l’occasione lui era il testimone dello sposo e lei, la moglie del testimone dello sposo.

Ma siccome ‘lei’ sarei stata ‘io’ e siccome io ai matrimoni in genere mi sono ritrovata solo una volta nei panni della sposa, ma mai in quelli della moglie del testimone dello sposo, ho capito subito che quella era l’occasione giusta per entrare in un negozio più adatto a vestirmi, che a spadellare. 

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Quell’effetto spettinato anni ’80

insalata patate novelle e germogli di crescioneCos’è adesso questa mania del “germogliare” fai da te? Mi ha chiesto l’altro giorno mio marito.

Mio marito è così, quando vede qualcosa di nuovo chiede ragione come un supervisore di professione e vocazione, in medesimo tratto.

E così, come ogni volta che un nuovo proposito si fa spazio nella mia mente, e per forza di cose anche nella nostra cucina, mi è toccato favorire spiegazione.

“Sono stanca di prendere la metro B, anche per una manciata di germogli… e – pausa e poi tutto d’un fiato – ho comprato un germogliatore!”

Ecco, quando si dice “la fierezza delle proprie azioni”, ho risposto proprio così al marito supervisore: con tutta l’evidenza di un caso che andava risolto. E che è stato egregiamente risolto. Appunto.

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‘Pallotte cacio e ovo’ coi baffi… di Filippo

'Pallotte cacio e ovo' coi baffi... di Filippo

Una piazza per me è una bella piazza se oltre al passaggio offre una sosta. E se oltre alla sosta offre una seduta.

Se poi la seduta non è un muretto né lo scalino di un portone d’ingresso e neanche il bordo di una fontana, allora potrebbe trattarsi di una sedia comoda, dietro un piccolo tavolo sotto un tralcio di vite. Questa ad esempio è una piazza che esiste nel mio Abruzzo fantastico ed è quella in cui io, quando sosto, sicuramente mangio.

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Spaghetti ‘di Piero al macco di fave di Rolando’

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Capita ultimamente che i miei ingredienti abbiano dei nomi ‘propri’ di persona, con i quali io mi sento in conversazione sempre. Di Piero ad esempio ho imparato a riconoscere l’odore particolare della farina e il colore bruno della pasta. Normale forse, quando si lavora bene, metterci la faccia, ma certo anche il nome di battesimo una sua importanza ce l’ha.

Quanto al resto se si ha a disposizione un nome senza volto, l’immaginazione in questi casi può essere utile: perchè se uno si muove tra macine ed essiccatoi per la pasta, magari una sembianza un po’ brunita dal sole e dal lavoro ce l’avrà anche lui. Io penso.

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Relativismo vegetariano: “ragù” di nocciole

Relativismo vegetariano: "ragù" di nocciole

Mi è sempre piaciuto pensare di essere un’intransigente: nei pensieri come nelle parole. E’ un fatto di ‘certezze’ che molto probabilmente pensa di avere chi sa cosa pensare, chi cosa dire. Ahimè sempre!

Allora no, ho capito che questo non è esattamente il mio caso. Forse non sono poi così intransigente. Anzi: forse forse sono addirittura tollerante! Basta disporsi ad un sano ‘relativismo’ e tutto diventa possibile: tutto si può riconsiderare, tutto si può rinominare.

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Gratin di broccoli “in divenire”

Gratin di broccoli "in divenire"

“In divenire”: si tratta di un’espressione che uso in genere per mettere in attesa chiunque sia in cerca di risposte immediate e decisioni improvvise sul da farsi. La questione è semplice: io non trovo tanta disinvoltura nell’immediatezza, quanto piuttosto ‘nel divenire’ lento di quelle cose che non si palesano a comando.

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Cardi gratinati

Cardi gratinati

Gratinare, non mi dispiace mai tanto. Un’operazione consigliabile a tutti i ‘pasticcioni’ per natura, agli ‘stratificatori’ metodici o ai ‘pigri di cuore’ che amano lasciar fare al forno la sua parte. Ecco, le possibilità sono varie ed estendibili per lo più anche agli ‘sbattitori compulsivi’ di besciamella o ai ‘maniaci di formaggio che fonde’ soprattutto se il gratin in questione è a base di verdure. Quanto ai cardi invece, ne ho sentite delle belle: come ad esempio che siano preferiti da “socialdemocratici promotori dell’austerità per superare la crisi economica, ciclica oppure no”.

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Pomodorini confit e una ‘chanson’…

Pomodorini confit e una 'chanson'

Ho conosciuto Rolando qualche mese fa, ho suonato alla sua porta e appena i cancelli della sua tenuta si sono aperti al mio sguardo, io non ho avuto dubbi sul suo ‘personaggio’, assolutamente ‘letterario’. Se a questo poi si aggiunge, un nome da ‘chanson’ e due baffi di almeno dieci secoli fa, come si può non fantasticare quel tanto che basta a riscrivere la storia? Io ovviamente l’ho fatto e, un po’ alla mia maniera, ho preso ad immaginare l’omone sorridente davanti a me simile a quel paladino di cui tanto ho letto e  sentito parlare dietro i banchi di scuola.

La storia nei secoli, come nella vita delle persone, non cambia poi tanto: basta un po’ di coraggio a saper essere fedeli ad una propria inclinazione, ad un proprio modo di essere e il gioco è fatto: si può diventare ‘paladini’ nel proprio piccolo, almeno della propria esistenza.

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