Per un pugno di papaveri

Per un pugno di papaveri

L’altro pomeriggio Rolando mi è venuto a salvare e così invece di papaveri ho fotografato asini e cavalli. Un ripiego o un’occasione, non lo so. Ma è stato quello l’unico modo di uscire dalla scena finale di un duello all’ultimo sangue che sarebbe stato solo il mio, visto che io ero quella armata di macchinetta fotografica e il mio avversario di piccone.

Ecco così è toccato a Rolando il compito di un ‘fuori scena’, quello che se ci fosse stato Sergio Leone in persona a riprendere il tutto, non sarebbe stato consentito, che guai ad interrompere il momento di massima tensione dello sguardo nello sguardo di Clint Eastwood e Gian Maria Volonté. 

Fatto sta che io in quel momento forse andavo salvata, che se già morire “per un pugno di dollari” non ne vale la pena, ancor meno forse per un pugno di papaveri.

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‘Pallotte cacio e ovo’ coi baffi… di Filippo

'Pallotte cacio e ovo' coi baffi... di Filippo

Una piazza per me è una bella piazza se oltre al passaggio offre una sosta. E se oltre alla sosta offre una seduta.

Se poi la seduta non è un muretto né lo scalino di un portone d’ingresso e neanche il bordo di una fontana, allora potrebbe trattarsi di una sedia comoda, dietro un piccolo tavolo sotto un tralcio di vite. Questa ad esempio è una piazza che esiste nel mio Abruzzo fantastico ed è quella in cui io, quando sosto, sicuramente mangio.

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Polpette di sarde e uva passa

Polpette di sarde e uva passa sono già nel menù di Natale, sezione antipasti. L’ha deciso Silvia, il giorno in cui le ho messo da parte un cartoccetto di queste polpette non più calde e “ancora buone, anzi buonissime”, mi ha assicurato Lei alzando le sopracciglia a mo’ di sorpresa. Io e Silvia, speciale cognata ‘amica’, spesso ci alziamo da tavola insieme e ci ritroviamo a confabulare sul piacere delle nostre scoperte in fatto di cucina e così, via discorrendo, ci ritroviamo a scegliere l’occasione per la messa in opera dei nostri menù. Ecco cosa succede da tre anni a questa parte, un mese prima di Natale.

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Acras di baccalà allo zafferano

Le acras, protagoniste di una cucina meticcia, carica di influenze asiatiche e africane sono specialità molto popolari nelle isole delle Antille. Ora, io mi sono chiesta come sia stato possibile ritrovarmi col pensiero dall’isola di Guadalupa, mai vista né sentita prima, nel mio Abruzzo ‘fantastico’ e ‘sentimentale’. E penso, a questo punto, che la risposta sia da trovare tutta nell’odore dell’olio d’oliva che frigge.

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‘Pallotte cacio e ovo’ e Abruzzo ‘fantastico’

Si tratta di polpette morbide di formaggio dolce che l’uovo lega a perfezione al pane raffermo: note come la versione povera delle polpette di carne, consentivano di stuzzicare gustosamente l’appetito e l’ingegno nel tentativo di riutilizzare pane ‘vecchio’. Una volta fritte si ‘calano’ in un sughetto leggero e speziato e l’illusione di veder polpette di carne nel piatto è assicurata. Per me rappresentano la prova certa che in cucina qualunque inganno è sopportabile, se ciò che ne consegue è così appetitoso. E’ possibile conoscere questo piatto se si ha la curiosità di conoscere l’Abruzzo o semplicemente se si ha la possibilità di imbattersi in un abruzzese appassionato e nostalgico proprio come delle volte mi scopro io stessa… in quest’ultimo caso, il mio consiglio è di lasciarci raccontare.

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