Io lo chiamo “Chapiadi”

Io lo chiamo "Chapiadi"

Se un giorno mi avessero detto che non avrei disdegnato le lusinghe di un ottuagenario pur di carpire il segreto dei suoi pomodori, sarei andata da uno specialista. Sono anni che mia madre me ne consiglia uno ‘bravo nel suo campo’. Avrei fatto sicuramente la sua felicità.

Mi sarei allungata sulla sua chaise longue insieme al mio inconscio e, come una Maja desnuda, ci saremmo messi a nudo anche noi: prima io e poi lui, il mio inconscio, come conviene nella pratica del raccontarsi… appunto.

Ecco e, io allora avrei approfittato dell’occasione dilungandomi sulla natura controversa del pomodoro casalino: arricciato e chiuso in se stesso, inutilmente riservato considerati i suoi toni di rosso e la dolcezza sfacciata.

“Ma che vorrà dire tutto questo?” 

[continua la lettura…]

18

L’orto del fine settimana

L'orto del fine settimana

Adoro ascoltare quel cd in cui Ella Fitzgerald e Louis Armstrong cantano insieme: loro cantano e io, se non ricordo cose vecchie, immagino cose nuove.

Così appunto una cosa nuova di zecca che ho immaginato una sera di giugno, mentre il mio duetto preferito infastidiva la pace interiore dello sceriffo, lusingando al contempo la mia, è stata questa: “Inventiamoci qualcosa di nuovo… tipo un orto”.

[continua la lettura…]

13

Pizza con carciofi trifolati all’harissa, una birra e lo ‘sceriffo’

Pizza con carciofi trifolati all'harissa, una birra e lo 'sceriffo'

Mia nonna Irma ha un suo modo di divagare sulla natura umana e ha il pregio di sintetizzare le sue ‘verità’ in ‘frasi fatte’ senza, per questo, scivolare in luoghi comuni. Lei ad esempio mi ha sempre detto: “Non fidarti mai degli occhi tristi”.

“Gli occhi tristi” sono da evitare: spia degli “sguardi tristemente invidiosi” o “insanamente curiosi”  per il prossimo, chiunque esso sia. Ed ecco allora spiegato perché io evito, con una certa attenzione, di incontrare Lui, lo ‘sceriffo’.

[continua la lettura…]

16

Focaccia di lenticchie e semi di lino

Focaccia di lenticchie e semi di lino

Comprare farine è un piacevole appuntamento: una specie di svago ricreativo che arriva ogni mercoledì.  Mercoledì, infatti, è un giorno ‘di leggerezza’ spensierata a lavoro e, soprattutto, dopo l’uscita da lavoro: quando cioè arriva l’occasione per fare il rifornimento delle mie farine preferite. Interrompo allora il tragitto verso casa, a Piramide: qui, ancora sottoterra a passo veloce sui tappeti scorrevoli della metro mi ritrovo in un battito di ciglia in superficie. Nuove porte scorrevoli si aprono e io sono arrivata esattamente nel luogo  in cui le farine mi aspettano al primo piano, tutte sugli scaffali a sinistra.

[continua la lettura…]

14

Tarassaco

ta-ra-ssa-co

Ognuno dovrebbe annotare le sue parole preferite su un taccuino. Un modo come un altro per prendere una posizione, per prenotare una parola e decidere in che modo ‘presentarsi’ quando ci si esprime. E allora io, ad esempio, se apro il mio taccuino mi accorgo che ‘cominciare’ mi piace di più di ‘iniziare’ e che ‘raccontare’ invade sempre il campo del ‘dire’, un po’ come il ‘ricordare’ che addirittura si sostituisce a ‘sognare’. Ma se in queste parole c’è tutto l’ ‘infinito’ delle mie azioni preferite, ce ne sono altre inspiegabilmente evocative: quelle che mi trasportano anche senza una ragione, che bisogna inseguire per non perderle per strada e sillabare fino allo strenuo per capire dove portano. E io così ho fatto con “Tarassaco’’, quando ho capito di essere rimasta impigliata sul suono di ogni sillaba ben scandita: ta-ra-ssa-co, ta-ra-ssa-co! Ecco in realtà, non sono ancora riuscita a stanare la motivazione del mio divertimento nel ripetere una delle parole più recenti della mia quotidianità: perché il tarassaco, in effetti, è entrato nella mia quotidianità proprio come sa fare un’erba infestante e da quel momento si presenta alla mia attenzione ovunque io vada. Sui bordi delle strade, sotto l’albero di pere, sul confine, al di là  della casa di Umberto e Franca e anche quando raccolgo un fiore, se quello si presenta giallo e morbido come un pompon da “bo-ro-tal-co”, bene quello è “ta-ra-ssa-co”.

[continua la lettura…]

16

Pizza salvia e mozzarella

E io non ho smesso di lievitare neanche un po’. Cosa è successo: il giorno in cui i grissini hanno imposto il loro tempo di riflessione sul mio, ho pensato di economizzare  proprio ‘quel tempo’ facendo lievitare qualcos’altro ancora. E così ecco ‘lievitare’ nei miei pensieri l’idea di una pizza, di quelle leggere e digeribili grazie all’uso, anche questa volta, del lievito madre. In questo modo, ho colto l’occasione di verificare ‘quel terzo impasto’ di Bonci che mancava ai miei esperimenti, restando inesplorato a causa della mia poca dimestichezza con il lievito naturale. E siccome la curiosità mi piace soddisfarla, e non accontentarla, ho ignorato le lancette della bilancia e ho rovesciato 1kg di farina sulla spianatoia.

[continua la lettura…]

17

Pizza al timo,sale nero di Cipro,pomodorini confit

I miei fine settimana ormai sono dedicati ai fornelli e alla sperimentazione di tutto quello che mi capita di leggere e m’incuriosisce. Qualche settimana ho dedicato il mio tempo ai tempi della levitazione per sperimentare tutto quello che Bonci promette nel suo libro ‘Il gioco della pizza’. ‘Aspettare’, può essere uno degli infiniti modi di controllare l’evoluzione di una preparazione, liberandoci della fretta di tendere  ad un risultato immediato: ecco allora sarebbe meglio dire che in certi casi il risultato è tutto nella capacità di ingannare il tempo. Questa volta ho voluto provare l’impasto misto di grano che anche ad occhio mostra un colore più scuro rispetto alla tradizionale pizza bianca.

[continua la lettura…]

17

Il “Carroccio” è pizza!

Con un’affermazione perentoria e assolutamente sentimentale ho voglia di salutare la nuova settimana con un ricordo piacevole di quella passata : il “Carroccio”.

Nella caratteristica piazzetta di Via del Carroccio, tra i ‘lotti’ di una Roma ‘rosso pompeiano’ in cui rivive ancora il ricordo delle pellicole di Dino Risi e Vittorio De Sica, è possibile scovare un insospettabile mondo dal gusto e dall’ospitalità squisitamente partenopee: la pizzeria del Caroccio! Si tratta di un ambiente, a noi molto caro e in cui è facile per chiunque sentirsi, in meno di un istante, in confidenza con tutto l’affiatato gruppo di amici che vi lavora: nonostante la grandezza del locale, è possibile ritrovarsi nel proprio angolino privilegiato in qualunque tavolo a cui si sia destinati. Così, noi, super coccolati dall’accoglienza di Jadra e Ciro (anima del Carroccio) ci ritroviamo, nella breve attesa  tra un’ordinazione e la pizza già pronta nel piatto, a salutare con piacere gli affezionati frequentatori di sempre e a sorridere alla fortuna del nuovo visitatore.

[continua la lettura…]

12