Effetto Semiramide

Effetto Semiramide

Mi è capitato di leggere da qualche parte della straordinaria bellezza di Semiramide, tale da sedare un popolo in rivolta con la sola apparizione in pubblico del suo corpo, coi capelli sciolti sulle spalle e seminuda.

Icona della passione per la bellezza e della sua contemplazione, Semiramide vive tra noi più di quanto immaginiamo, ma se uno volesse sapere dove dimora proprio in questo momento, io gli indicherei la strada traversa che porta al bar degli agricoltori dalla palombarese, accanto all’agrizoo.

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Si chiama “baratto”… punto e basta

Si chiama "baratto"... punto e basta

Mio padre si chiama Pino, ma il suo vero nome è Giuseppe.

Quando è nato, tutti hanno preso a chiamarlo Pino, che in famiglia un altro Giuseppe c’era già ed era il mio bisnonno.

Tra i due, quest’ultimo pare fosse il più impegnativo e difficilmente, per anzianità, avrebbe rinunciato al diritto del suo nome per intero, ché a quello ci si era abituato già.

Così quando mio padre è nato, pure se gli regalarono lo stesso nome del mio bisnonno, non glielo fecero usare neanche una volta. E per paura di confonderli, a uno lo chiamavano Giuseppe e all’altro Pino. Pino, punto e basta.

Mio padre, allora, si chiama Pino. E anche mia madre lo chiama così, tranne quando è a telefono con me.

Quando mia madre è a telefono con me, ‘ulula’ il nome di mio padre moltiplicando la ‘o’ come l’eco infinito di un ‘aiutooooooo’ dal fondo di un precipizio.

“Si chiama baratto” ho detto a mia madre, ieri l’altro.

E lei, come ogni volta dico qualcosa fuori dalla sua immaginazione: “Pinoooooo!!!!!”.

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Invaghimenti e metafore

Invaghimenti e metafore

Ci sono storie d’amore e storie d’amore. E se lo capisci a quattordici anni d’età, a quarant’anni puoi fare a meno di chiedere ad un analista le ragioni delle nuove inclinazioni e ‘invaghimenti’ dell’età adulta. Così io quando in tarda età mi sono innamorata di un albero non ho pensato neanche un momento di ricorrere ad uno specialista “il più bravo nel suo campo” – come suggeriva mia madre.

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Gelatina di un melograno “che andava di corsa”

Gelatina di un melograno "che andava di corsa"

Cosa fa il tempo che corre, quando si ferma?Semplicemente riprende a correre.

Io questo l’ho capito da quando ho preso a correre anch’io con tutte le mie forze e in tutte le condizioni in cui è possibile correre e correre sempre, a tutte le ore del giorno e anche della notte, quando dormo: quando anche i sogni allungano il passo perché hanno fretta di sparire prima del tempo, prima degli occhi spalancati sugli stucchi del soffitto di un nuovo giorno.

Così io, quando arrivo in campagna sospirando pensieri di tregua, mi illudo di fermarmi. E, invece, semplicemente riprendo a correre.

Una nuova ‘corsa’ si presenta sempre dietro l’angolo, anzi dietro un albero che ha fretta pure lui di sparire, prima del tempo di un’altra stagione, come i sogni prima del tempo di un nuovo giorno.

Ecco questo è quello che successo all’albero di melograno, inchinato ai miei piedi per il peso dei suoi frutti, che non hanno voluto sentir ragione sul da farsi e che se io non avessi subito raccolto avrebbero fatto la stessa fine dei fichi scoppiati di mio padre.

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Marmellata di prugne e cannella

Marmellata di prugne e cannella

La settimana passata è stata densa: fitta fitta di gente, di impegni e di ansie che avevano tutte fretta di arrivare e di intrecciarsi in appuntamenti e in ritardi, inevitabili.

Il tempo si è contratto e dilatato lasciandomi nell’approssimazione di non saper più indovinare il tempo passato fuori casa: un intero giorno denso come una settimana fitta fitta di gente, di impegni e di ansie o un’intera settimana fitta fitta come un giorno denso di gente, di impegni e di ansie?

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Autunno di “melette” e di ”poca gente”

Autunno di "melette" e di ''poca gente''

Mia madre mi ha sempre detto di stare attenta a quello che faccio, che la gente chissà poi cosa dice!

Mio padre invece mi ha sempre detto di stare attenta a quello che dico, che sennò la gente chissà cosa pensa!

Mia nonna mi ha sempre detto di non andare in giro mezza nuda che sennò la gente chissà cosa racconta!

Mio nonno per comodità mi ha fatto una sintesi delle regole da usare in mezzo alla gente, e mi ha detto: “Fai come le scimmiette: non vedo, non sento, non parlo”.

Ma non è così facile non vedere, non sentire e non dire quello che la gente pensa di vedere, di sentire e poter dire. Sempre e indisturbatamente.

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Fichi “da confine”… pane, amore e fantasia

Fichi "da confine"… pane, amore e fantasia

Mio padre dice che non è bene mangiare i fichi ‘semi esplosi’, ancora attaccati all’albero nell’altra estremità. Dice anche che quel pertugio spampanato per l’eruzione della polpa matura è un ricettacolo di ospiti sgradevoli: mosche, vespe e insettucoli vari golosi quanto il genere umano lo è. E di fichi in particolar modo.

Io dico invece che mi piace mangiare soprattutto i fichi ‘semi esplosi’ ancora attaccati all’albero dall’altra estremità. Dico anzi che è proprio l’eruzione della polpa matura nel punto in cui il fico esplode che mi piace e mi attira come attira le vespe, le mosche e insettucoli vari golosi quanto io lo sono. E di fichi in particolar modo.

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Frappé di gelsi… e piacevoli metamorfosi

Frappé di gelsi... e piacevoli metamorfosi

E’ in questi giorni che io e l’albero di gelsi torniamo ad abbracciarci, a stringerci forte e ci ritroviamo a passare insieme il nostro tempo più verde. In realtà il nostro colore preferito è l’amaranto… dei suoi frutti che io amo raccogliere ora dopo ora, mano a mano che il sole li carica di toni sempre più scuri.

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Epica familiare: “il bello degli uomini con i baffi”

Epica familiare: "il bello degli uomini con i baffi"

I due personaggi baffuti della foto, erano i miei due bisnonni. Due tipi bizzarri se dico che  il ‘carabiniere’ era il marinaio mentre il ‘marinaio’ era  il carabiniere. Un’epica familiare racconta che incontratisi giovanissimi al servizio di leva e scoprendosi concittadini, decisero si farsi immortalare non prima di scambiare le rispettive divise e darsi la mano in segno d’amicizia. Poi, tornati a Pescara, si persero di vista, si sposarono, misero su famiglia e morirono, prima di sapere che i rispettivi nipoti, per uno strano ‘giro di vite’, si sarebbero incontrati, sposati e, di lì a poco, diventati mio padre e mia madre.

Ho ritrovato la loro foto proprio nella scatola di latta dove riporre le bucce d’arancio candite, e ho scoperto che mia nonna Irma aveva ragione sugli uomini di famiglia: mio nonno aveva i baffi, il mio bisnonno aveva i baffi… come del resto anche D’Annunzio li aveva, ma questo non è affatto un caso!

E allora, cara Margherita, un giorno, chissà come, io e mia nonna abbiamo dirottato dai soliti ragionamenti e ci siamo ritrovate a considerare “il bello degli uomini con i baffi”.

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Albicocche alla vaniglia

Albicocche alla vaniglia

C’è sempre un giorno d’estate in cui il tavolo della cucina si allunga e accoglie cesti di vario genere: frutta e spezie fresche restano in attesa una notte intera sul ‘da farsi’. E quella notte, io, non mi addormento mai. La mia mente resta vigile e ‘ripassa’, come in uno schema di gioco, le operazioni con cui dare inizio all’ “impresa” domestica, che in questi casi è sempre titanica, del giorno dopo. Così eccomi occhi sbarrati nel buio. E come prima cosa, mi ritrovo ‘imbottigliata’ nel pensiero dei barattoli: quelli da selezionare, quelli da sterilizzare, quelli da posizionare al sole, quelli da recuperare all’ultimo momento ‘chenonsisamai’ e, per ultimi, quelli ancora da lavare. Mi giro su un fianco e provo a chiudere gli occhi, ma penso alla frutta. In questi casi cadere addormentati, è possibile solo se si perde il conto di qualcosa: ‘pecore’ o qualcos’altro e nel mio caso si è trattato della sequenza delle mie intenzioni. Marmellate?composte?mostarde? frutta sciroppatafrutta sotto spirito?liquori? Ecco dietro i punti di domanda, io, mi addormento sempre. Io, i punti di domanda li rimando sempre al giorno dopo.

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