“Ma che freddo fa”

"Ma che freddo fa"E’ così insieme al freddo è arrivato anche l’osteopata.

Non ho ben capito di quale professione si tratti, né perché nel suo studio ci siano tante scritte cinesi.

Forse il cinese è un diversivo, un modo per alludere ad una medicina alternativa che io non conosco, proprio come non conosco il cinese.

O forse il cinese ha a che fare con Silvia: in famiglia è lei che parla cinese, ‘pensa cinese’ e lavora con i cinesi da sempre, quindi, forse, sono finita dentro la sua spirale cinese anche io, il giorno in cui mi ha mandato dal suo osteopata.

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Si chiama “baratto”… punto e basta

Si chiama "baratto"... punto e basta

Mio padre si chiama Pino, ma il suo vero nome è Giuseppe.

Quando è nato, tutti hanno preso a chiamarlo Pino, che in famiglia un altro Giuseppe c’era già ed era il mio bisnonno.

Tra i due, quest’ultimo pare fosse il più impegnativo e difficilmente, per anzianità, avrebbe rinunciato al diritto del suo nome per intero, ché a quello ci si era abituato già.

Così quando mio padre è nato, pure se gli regalarono lo stesso nome del mio bisnonno, non glielo fecero usare neanche una volta. E per paura di confonderli, a uno lo chiamavano Giuseppe e all’altro Pino. Pino, punto e basta.

Mio padre, allora, si chiama Pino. E anche mia madre lo chiama così, tranne quando è a telefono con me.

Quando mia madre è a telefono con me, ‘ulula’ il nome di mio padre moltiplicando la ‘o’ come l’eco infinito di un ‘aiutooooooo’ dal fondo di un precipizio.

“Si chiama baratto” ho detto a mia madre, ieri l’altro.

E lei, come ogni volta dico qualcosa fuori dalla sua immaginazione: “Pinoooooo!!!!!”.

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Gelatina di un melograno “che andava di corsa”

Gelatina di un melograno "che andava di corsa"

Cosa fa il tempo che corre, quando si ferma?Semplicemente riprende a correre.

Io questo l’ho capito da quando ho preso a correre anch’io con tutte le mie forze e in tutte le condizioni in cui è possibile correre e correre sempre, a tutte le ore del giorno e anche della notte, quando dormo: quando anche i sogni allungano il passo perché hanno fretta di sparire prima del tempo, prima degli occhi spalancati sugli stucchi del soffitto di un nuovo giorno.

Così io, quando arrivo in campagna sospirando pensieri di tregua, mi illudo di fermarmi. E, invece, semplicemente riprendo a correre.

Una nuova ‘corsa’ si presenta sempre dietro l’angolo, anzi dietro un albero che ha fretta pure lui di sparire, prima del tempo di un’altra stagione, come i sogni prima del tempo di un nuovo giorno.

Ecco questo è quello che successo all’albero di melograno, inchinato ai miei piedi per il peso dei suoi frutti, che non hanno voluto sentir ragione sul da farsi e che se io non avessi subito raccolto avrebbero fatto la stessa fine dei fichi scoppiati di mio padre.

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Marmellata di prugne e cannella

Marmellata di prugne e cannella

La settimana passata è stata densa: fitta fitta di gente, di impegni e di ansie che avevano tutte fretta di arrivare e di intrecciarsi in appuntamenti e in ritardi, inevitabili.

Il tempo si è contratto e dilatato lasciandomi nell’approssimazione di non saper più indovinare il tempo passato fuori casa: un intero giorno denso come una settimana fitta fitta di gente, di impegni e di ansie o un’intera settimana fitta fitta come un giorno denso di gente, di impegni e di ansie?

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Il ‘buon senso’ del Pan Brioche

Il 'buon senso' del Pan Brioche

Ho fatto un pan brioche perché non avevo nulla da fare. Sono momenti rari quelli in cui il mio tempo libero si incrocia con il momento più attivo del lievito rinfrescato, così ho semplicemente capito che quella era l’occasione di sperimentare proprio uno di quei dolci che, per mancanza di ‘fortuite coincidenze’, rimando sempre a data da destinarsi.

Così decisa a cogliere l’attimo, senza minimamente conoscere le dosi indicative per questo tipo di preparazioni, e pioniera come non mai mi è capitato di essere, mi sono affidata all’istinto e al ‘buon senso di un pan brioche’.

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Muffin integrali, yogurt e marmellata di more

Muffin integrali, yogurt e marmellata di more

L’idea di un muffin a colazione, è nata dall’incontro di un pensiero disperato e di un desiderio di risanamento, possibilmente immediato. Ecco la scorsa settimana per più di un motivo la stanchezza gretta e ignorante delle mie giornate si è portata via anche l’entusiasmo, più banale, del rientro a casa. E siccome non mi era chiaro come evitare l’apatia di una fine giornata, ho pensato di trovare qualche briciola di ottimismo almeno nel momento del risveglio.

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Albicocche alla vaniglia

Albicocche alla vaniglia

C’è sempre un giorno d’estate in cui il tavolo della cucina si allunga e accoglie cesti di vario genere: frutta e spezie fresche restano in attesa una notte intera sul ‘da farsi’. E quella notte, io, non mi addormento mai. La mia mente resta vigile e ‘ripassa’, come in uno schema di gioco, le operazioni con cui dare inizio all’ “impresa” domestica, che in questi casi è sempre titanica, del giorno dopo. Così eccomi occhi sbarrati nel buio. E come prima cosa, mi ritrovo ‘imbottigliata’ nel pensiero dei barattoli: quelli da selezionare, quelli da sterilizzare, quelli da posizionare al sole, quelli da recuperare all’ultimo momento ‘chenonsisamai’ e, per ultimi, quelli ancora da lavare. Mi giro su un fianco e provo a chiudere gli occhi, ma penso alla frutta. In questi casi cadere addormentati, è possibile solo se si perde il conto di qualcosa: ‘pecore’ o qualcos’altro e nel mio caso si è trattato della sequenza delle mie intenzioni. Marmellate?composte?mostarde? frutta sciroppatafrutta sotto spirito?liquori? Ecco dietro i punti di domanda, io, mi addormento sempre. Io, i punti di domanda li rimando sempre al giorno dopo.

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Marmellata di arance

Marmellata di arance

Questa è la marmellata d’arance di cui mio padre sente tessere le lodi ogni volta che ci vediamo, ma che non ha ancora avuto l’opportunità di assaggiare. Povero papà!E la colpa è mia: perché io, figlia irriconoscente, non mi sono ancora degnata di regalargli almeno uno dei vasetti tanto celebrati. E in effetti c’è da dire che un po’ irriconoscente nei suoi confronti lo sono stata. E’ un dato di fatto. Me lo ricorda lui ogni volta che lo sento (dovessi mai dimenticarlo!) ma certo lo so bene anch’io, visto che le belle arance di questa profumata marmellata me le ha regate proprio Lui.

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Crostata di mele e marmellata di arance amare

Crostata di mele e marmellata di arance amare

Mia nonna Ida aveva già l’indice infarinato mentre raccomandava a mia madre la marmellata di arance amare, per la sua crostata di mele. Marmellata di arance amare e nessuna sostituzione a sua insaputa.

Io quel giorno ero lì: in ginocchio sulla sedia, i gomiti sul tavolo ad aspettare di vedere cosa avrebbe riempito il cratere di farina sulla spianatoia. E quel giorno fortunatamente ero proprio lì: in una di quelle rare occasioni in cui la cucina più affollata di Via Michelangelo Castagna, era tutta nostra. Mia nonna, mia madre e io: tre generazioni nel momento importante del passaggio di un ‘testimone’ di tutto riguardo, la crostata di mele e arance amare ovviamente!

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Neole e nebbia nel mio Abruzzo “fantastico”

Neole e 'Nebbia' nel mio Abruzzo fantastico

Mi capita delle volte di mangiare per ricordare: perché ci sono immagini del passato così riposte che solo l’intervento di una sensazione aggiunta, mi aiuta a recuperare ciò che ho perduto chissà dove. Chissà quando? E infatti delle volte mi capita di chiedermi quand’è che io e il mio Abruzzo fantastico ci siamo separati, perdendoci di vista: quando per scelta ho deciso di ignorarlo o quando inaspettatamente l’ho salutato? Così ho pensato che con una neola croccante sotto i denti qualcosa sarebbe successo, magari un ‘abracadabra’ che mi riaprisse una visuale sulla memoria incanalandosi direttamente dal palato per ricondurmi indietro: nel cuore dei luoghi e dei modi di dire che non suonano mai comuni nella distintiva cadenza delle parole a tratti svogliate, in alcuni casi ‘trascinate’ come sul ritmo di una cantilena. Così mordo una neola e ‘rivedo’ il mio Abruzzo ‘fantastico’ attraverso la nebbia.

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Chutney di arance e datteri

Chutney di arance e datteri

Questa mattina mi sono accorta di essere dentro il giorno più ‘atteso’ dell’anno, non appena mi sono ritrovata davanti i cancelli della scuola. Certo che per me un venerdì è sempre meglio di un S.Valentino, ma in effetti per i miei studenti adolescenti e innamorati sempre, non è proprio la stessa cosa.

Così è cominciata l’avventura ‘zuccherosa’ di una giornata che, a quindici anni d’età, sa di rose rosse sotto il banco e cioccolatini speciali per tutti a ricreazione. Di bigliettini nascosti nel diario e di più esemplari promesse di eterno amore sull’asfalto del cortile. E in tutta questa partecipazione collettiva dell’amore che si manifesta ‘sfacciato’ tra fiori inaspettati e missive spedite nel bel mezzo dell’ora di poesia, ad un certo punto anch’io ho cominciato a sentirmi stordita e disorientata da tanta felicità ‘organizzata’. Quasi quasi… contagiata?

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Macaron al matcha e confettura di limone

‘Fare macarons’ non era nelle previsioni dei miei pomeriggi d’estate. Poi, la scorsa settimana, è arrivata la pioggia, la noia e la voglia di sperimentare qualcosa di assolutamente nuovo. Gli albumi, quelli c’erano già. Dal tempo in cui i clafoutis ‘chiedevano’ solo tuorli, gli albumi hanno cominciato a popolare il barattolo nel freezer, finchè con la pioggia, appunto, non è arrivato anche il loro momento e quello dei macarons.

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Marmellata di albicocche e rosmarino

E bene, che rosmarino e albicocche fossero destinati ad un nuovo incontro nella mia cucina, l’avevo in un certo senso intuito. Non immaginavo però, che avrei sigillato le ‘promesse’ di un matrimonio ingiustamente mancato, in un barattolo di conserva. E invece, così è stato.

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