Io e Peter Parcker

Pane con Noci e Uva fragola

C’ è stato un tempo, non troppo lontano da oggi, almeno fino ad una settimana fa, in cui ho vissuto in bilico tra il richiamo primordiale del divano di casa, tanto comodo per rintracciare il senso della mia esistenza, e quello di diventare un supereroe con tutti gli attributi e, ovviamente, i super poteri del caso, tutina elasticizzata annessa e possibilmente non troppo attillata per le super peripezie.

Poi qualche giorno fa, che è già una settimana fa, la bella notizia di essermi ritrovata a mia insaputa tra i finalisti del Blog Award indetto da Cucina Corriere del Corriere della Sera ha avuto l’effetto del morso del ragno e mi sono ritrovata col dono di Peter Parker, ad aderire a tanta parte di quella realtà virtuale e vertiginosa in cui finora è sempre stato più facile perdermi che approdare.

Ecco da qualche giorno, che è durato esattamente una settimana, mi ritrovo sospesa con sospensione di giudizio ad approfittare del volo e di altezze che non immaginavo di poter raggiungere e allora mi piacerebbe ringraziare l’ignoto, che è stato un pubblico di lettori che evidentemente c’è e che sinceramente non immaginavo tanto vasto e tanto forte, da spingermi lassù dove le nuvole danno un po’ di capogiro.

Da queste altezze in effetti la storia diventa relativa, quasi quasi non importa conoscerne la fine, perché l’unica cosa distinta e certa che si può riscontrare è la presenza di chi legge mentre scrivo e che scopro interessato anche quando salto di palo in frasca senza essere precisa e ordinata come sono gli inglesi.

“Che per essere ascoltati bisogna essere precisi e ordinati come sono gli inglesi” – diceva mia nonna. E siccome io non sono inglese, non sono neanche tutto il resto.

Piuttosto credo, e ormai lo so, di essere una che, quando temporeggia tra “ricette & vicende” da raccontare, è sempre in buona compagnia.

Chi ha voglia di continuare a starmi accanto passo dopo passo, può seguirmi mentre io stessa procedo a tentoni, per vedere dove si arriva passando da qui.

Cucina Blog Award

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Lento pede

Lento pede

Tovagliolo di Lino grigio a righe in vendita da Lela – Roma

“Per rimanere lucida ho bisogno di correre e di credere, che correrò” – Dice il mio fisioterapista.

Ma io non gli credo mai, che la stessa cosa me la dice anche mio marito. E allora penso che gli uomini delle volte pensano e dicono proprio le stesse cose che forse valgono per loro, ma chissà per noi.

Forse loro s’illudono, correndo, di rimanere in forma smagliante o forse è per questo che muoiono prima di noi. Sempre che sia così.

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Un ‘vademecum’ tra me e l’altra me

Una brioche à partager e un vademecum tra me e l'altra me

Stellina in porcellana @giovelab www.giovelab.itshop on line

Ogni anno mi perdo i preparativi e arrivo tardi, ecco perché non incrocio mai Babbo Natale.

Quest’anno però, rispetto a tutti quelli trascorsi e volati via insieme a tutte le renne biscotto che mi sarebbe piaciuto sfornare, mi è venuta un’idea.

Mio marito molto semplicemente ha pensato fosse una lettera a Babbo Natale e invece no.

Si è trattato piuttosto di un ‘vademecum’, elaborato da me medesima per fornire risposte rapide sul da farsi, all’altra me. Argomento: le vacanze di Natale.

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Di foglia in foglia

Biscotti sciroppo d'aceroE di questa fissazione per le foglie secche d’autunno, non me ne faccio una ragione neanche io. Neanche io, che la istigo e la stuzzico, fino allo spasimo e, addirittura come una domenica fa, fino a Ponte Milvio.

Anche mio marito se n’è accorto: “Tu c’hai una fissazione per le foglie!”

E’ giunto a questa conclusione certa e me ne ha fatto rivelazione la prima domenica del mese corrente, proprio a Ponte Milvio.

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“Ma che freddo fa”

"Ma che freddo fa"E’ così insieme al freddo è arrivato anche l’osteopata.

Non ho ben capito di quale professione si tratti, né perché nel suo studio ci siano tante scritte cinesi.

Forse il cinese è un diversivo, un modo per alludere ad una medicina alternativa che io non conosco, proprio come non conosco il cinese.

O forse il cinese ha a che fare con Silvia: in famiglia è lei che parla cinese, ‘pensa cinese’ e lavora con i cinesi da sempre, quindi, forse, sono finita dentro la sua spirale cinese anche io, il giorno in cui mi ha mandato dal suo osteopata.

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Ambasciator, del Mugello, non porta pena

Ambasciator del Mugello, non porta pena

E allora un giorno mi scappò di dire “Io friggerò un tuorlo”.

E mi ritrovai “Ambasciatrice” di quel messere dell’Ubaldino noto in tutto il Mugello, il “Gran Mugello”.

E in realtà la magnificenza delle mie pretese era tale, per la magnificenza dell’occasione del Concorso “Latti da Mangiare” proposto, per la seconda edizione, dalla Storica Fattoria de Il Palagiaccio.

Ricordo bene che in quel frangente anche mia madre, non fu da meno a sostegno della mia autostima e mi disse al telefono: Un menù degustazione va bene mangiarlo, ma cucinarlo è tutta un’altra cosa!

Ecco e io, per non scompormi neanche un minuto, sono uscita e ho comprato una confezione di uova. Anzi due “che non si sa mai”.

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Biscotti integrali sull’87

Biscotti integrali sull'87

E così l’altro giorno nella consuetudine di correre sempre dietro un autobus che è in corsa anche lui e che non è mai l’87, ho assicurato alla mia dolce amica Marilù che sì, che presto sarei tornata: in me medesima e in quel mio alter ego un po’ crostaceo e un po’ russo.

“Il segnale sarà una ricetta” – ho promesso a Marilù.

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Io lo chiamo “Chapiadi”

Io lo chiamo "Chapiadi"

Se un giorno mi avessero detto che non avrei disdegnato le lusinghe di un ottuagenario pur di carpire il segreto dei suoi pomodori, sarei andata da uno specialista. Sono anni che mia madre me ne consiglia uno ‘bravo nel suo campo’. Avrei fatto sicuramente la sua felicità.

Mi sarei allungata sulla sua chaise longue insieme al mio inconscio e, come una Maja desnuda, ci saremmo messi a nudo anche noi: prima io e poi lui, il mio inconscio, come conviene nella pratica del raccontarsi… appunto.

Ecco e, io allora avrei approfittato dell’occasione dilungandomi sulla natura controversa del pomodoro casalino: arricciato e chiuso in se stesso, inutilmente riservato considerati i suoi toni di rosso e la dolcezza sfacciata.

“Ma che vorrà dire tutto questo?” 

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“Il tempo delle mele”

"Il tempo delle mele"Riti e miti molto personali hanno reso l’estate particolarmente bucolica e oziosa: la ciambella fritta tutte le mattine al bar degli agricoltori sulla strada traversa dalla palombarese; la passeggiata disinibita in mutante nel campo per controllare lo stato delle piante; il gelato confezionato nella penombra del dopopranzo con film visti, e rivisti, da rivedere una volta di più.

Ecco poi, tra questi ad esempio, ce ne sono alcuni che se visti d’estate si caricano di una suggestione aggiunta che rende il divano, o la sedia su cui allungare le gambe, il luogo più comodo e riparato a evitare la canicola estiva.

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“S’improddu”

"S'improddu""S'improddu"

Ma ci saranno le ciambelle fritte in Sardegna? -ho pensato.
Ma l’ho pensato inutilmente, che si sa che le ciambelle fritte si trovano ovunque: dal bar degli agricoltori sulla strada traversa dalla Palombarese, fino addirittura in Grecia. Ecco in Grecia!
Ma il punto è un altro. Il punto è: “Ci saranno le ciambelle fritte, anche in Sardegna?”

Allora mi imbarco, sbarco e verifico. 

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