Il boccone perfetto di Rose

Taboulé di cereali e asparagi arrosto

Mentre sono là sul divano, io in genere se posso guardo Nigella alla televisione.

E sono sempre le stesse repliche e le stesse ricette quelle che guardo, fatto sta che quando Nigella appare io tiro sempre un sospiro di sollievo.

Forse perché mi piace che lei sia bella sempre, anche se mangia fuori orario e condisce la carbonara con la panna acida prima di andare a dormire. Ed è bella anche se i bottoni del suo giubbino jeans non incontreranno mai le asole per l’ovvia generosità delle sue forme, io penso.

Io pensavo.

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“A modo mio”

cookies al cioccolato crudo

Ogni tanto incontro Renzo in ascensore.

Lui vede le buste della spesa e mi chiede quando smetto di cucinare.

E’ l’inquilino del terzo piano, vive con la madre ultra centenaria e vorrebbe tanto smettere di cucinare per lei e per sé, ma a quanto pare non c’è verso di farlo.

Dice che quando gli scienziati inventeranno la pillola del pranzo e quella della cena, allora smetterà non solo di cucinare ma addirittura trasformerà la cucina nella sua sala hobby.

Per me però è diverso, che la mia sala hobby è proprio la cucina, quindi di cucinare non posso proprio fare a meno.

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Fiadoni abruzzesi ‘andata e ritorno’

Fiadoni abruzzesi

C’era un gradino a Casoli, proprio al centro del Corso principale.

A sinistra, la Chiesa di Santa Reparata e a destra, il bar di Peppe Ciccione.

Il ‘sacro’ da una parte, il ‘profano’ dall’altra e io avrei potuto scegliere da che parte andare, se non fosse che nel bel mezzo, proprio al centro del corso principale, c’era un gradino su cui sedersi. E lì sono rimasta tutta l’adolescenza.

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Milano “dress code e total black”

SmørrebrødC’è stato un preciso momento nella mia vita in cui stavo addirittura per imparare l’inglese.

Poi è arrivata mia madre con l’idea, già un po’ retrò, che a 11 anni d’età è meglio studiare bene l’italiano: “Che finché si vive in Italia, prima s’impara l’italiano e quando si andrà in Inghilterra magari pure l’inglese”.

Erano gli anni ottanta e io mi ritrovai nell’unica sezione di francese, non per studiare il francese, ma per conoscere bene bene l’italiano. Che l’italiano, pare, lo insegnasse bene solo il benemerito Prof.re Giacinto Fiorentino tenuto alla salvaguardia dell’unica sezione di francese perché non si estinguesse con un calo di iscrizioni.

“Lo teniamo lì perché cattura le iscrizioni nell’unica sezione in cui altrimenti nessuno andrebbe, signora mia…questo inglese ormai va così di moda” disse la preside a mia madre.

Insomma erano gli anni ottanta: tutti già studiavano l’inglese, a parte me che studiavo francese, per imparare meglio più di chiunque altro, italiano di nascita, l’italiano italiano.

E’ andata così, che se non ci fosse stato quel preciso momento in cui stavo per imparare l’inglese e poi non lo imparai più, forse forse sarei andata a Milano più preparata di come ci sono arrivata io.

Ché anche se Milano è ancora in Italia e non si è spostata oltre la Manica, l’inglese va molto di moda, proprio come diceva la preside a mia madre, e si usa per dire proprio di tutto. Ad esempio, “dress code”.

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Io e Peter Parcker

Pane con Noci e Uva fragola

C’ è stato un tempo, non troppo lontano da oggi, almeno fino ad una settimana fa, in cui ho vissuto in bilico tra il richiamo primordiale del divano di casa, tanto comodo per rintracciare il senso della mia esistenza, e quello di diventare un supereroe con tutti gli attributi e, ovviamente, i super poteri del caso, tutina elasticizzata annessa e possibilmente non troppo attillata per le super peripezie.

Poi qualche giorno fa, che è già una settimana fa, la bella notizia di essermi ritrovata a mia insaputa tra i finalisti del Blog Award indetto da Cucina Corriere del Corriere della Sera ha avuto l’effetto del morso del ragno e mi sono ritrovata col dono di Peter Parker, ad aderire a tanta parte di quella realtà virtuale e vertiginosa in cui finora è sempre stato più facile perdermi che approdare.

Ecco da qualche giorno, che è durato esattamente una settimana, mi ritrovo sospesa con sospensione di giudizio ad approfittare del volo e di altezze che non immaginavo di poter raggiungere e allora mi piacerebbe ringraziare l’ignoto, che è stato un pubblico di lettori che evidentemente c’è e che sinceramente non immaginavo tanto vasto e tanto forte, da spingermi lassù dove le nuvole danno un po’ di capogiro.

Da queste altezze in effetti la storia diventa relativa, quasi quasi non importa conoscerne la fine, perché l’unica cosa distinta e certa che si può riscontrare è la presenza di chi legge mentre scrivo e che scopro interessato anche quando salto di palo in frasca senza essere precisa e ordinata come sono gli inglesi.

“Che per essere ascoltati bisogna essere precisi e ordinati come sono gli inglesi” – diceva mia nonna. E siccome io non sono inglese, non sono neanche tutto il resto.

Piuttosto credo, e ormai lo so, di essere una che, quando temporeggia tra “ricette & vicende” da raccontare, è sempre in buona compagnia.

Chi ha voglia di continuare a starmi accanto passo dopo passo, può seguirmi mentre io stessa procedo a tentoni, per vedere dove si arriva passando da qui.

Cucina Blog Award

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Lento pede

Lento pede

Tovagliolo di Lino grigio a righe in vendita da Lela – Roma

“Per rimanere lucida ho bisogno di correre e di credere, che correrò” – Dice il mio fisioterapista.

Ma io non gli credo mai, che la stessa cosa me la dice anche mio marito. E allora penso che gli uomini delle volte pensano e dicono proprio le stesse cose che forse valgono per loro, ma chissà per noi.

Forse loro s’illudono, correndo, di rimanere in forma smagliante o forse è per questo che muoiono prima di noi. Sempre che sia così.

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Un ‘vademecum’ tra me e l’altra me

Una brioche à partager e un vademecum tra me e l'altra me

Stellina in porcellana @giovelab www.giovelab.itshop on line

Ogni anno mi perdo i preparativi e arrivo tardi, ecco perché non incrocio mai Babbo Natale.

Quest’anno però, rispetto a tutti quelli trascorsi e volati via insieme a tutte le renne biscotto che mi sarebbe piaciuto sfornare, mi è venuta un’idea.

Mio marito molto semplicemente ha pensato fosse una lettera a Babbo Natale e invece no.

Si è trattato piuttosto di un ‘vademecum’, elaborato da me medesima per fornire risposte rapide sul da farsi, all’altra me. Argomento: le vacanze di Natale.

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Di foglia in foglia

Biscotti sciroppo d'aceroE di questa fissazione per le foglie secche d’autunno, non me ne faccio una ragione neanche io. Neanche io, che la istigo e la stuzzico, fino allo spasimo e, addirittura come una domenica fa, fino a Ponte Milvio.

Anche mio marito se n’è accorto: “Tu c’hai una fissazione per le foglie!”

E’ giunto a questa conclusione certa e me ne ha fatto rivelazione la prima domenica del mese corrente, proprio a Ponte Milvio.

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“Ma che freddo fa”

"Ma che freddo fa"E’ così insieme al freddo è arrivato anche l’osteopata.

Non ho ben capito di quale professione si tratti, né perché nel suo studio ci siano tante scritte cinesi.

Forse il cinese è un diversivo, un modo per alludere ad una medicina alternativa che io non conosco, proprio come non conosco il cinese.

O forse il cinese ha a che fare con Silvia: in famiglia è lei che parla cinese, ‘pensa cinese’ e lavora con i cinesi da sempre, quindi, forse, sono finita dentro la sua spirale cinese anche io, il giorno in cui mi ha mandato dal suo osteopata.

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Ambasciator, del Mugello, non porta pena

Ambasciator del Mugello, non porta pena

E allora un giorno mi scappò di dire “Io friggerò un tuorlo”.

E mi ritrovai “Ambasciatrice” di quel messere dell’Ubaldino noto in tutto il Mugello, il “Gran Mugello”.

E in realtà la magnificenza delle mie pretese era tale, per la magnificenza dell’occasione del Concorso “Latti da Mangiare” proposto, per la seconda edizione, dalla Storica Fattoria de Il Palagiaccio.

Ricordo bene che in quel frangente anche mia madre, non fu da meno a sostegno della mia autostima e mi disse al telefono: Un menù degustazione va bene mangiarlo, ma cucinarlo è tutta un’altra cosa!

Ecco e io, per non scompormi neanche un minuto, sono uscita e ho comprato una confezione di uova. Anzi due “che non si sa mai”.

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