“S’improddu”

"S'improddu""S'improddu"

Ma ci saranno le ciambelle fritte in Sardegna? -ho pensato.
Ma l’ho pensato inutilmente, che si sa che le ciambelle fritte si trovano ovunque: dal bar degli agricoltori sulla strada traversa dalla Palombarese, fino addirittura in Grecia. Ecco in Grecia!
Ma il punto è un altro. Il punto è: “Ci saranno le ciambelle fritte, anche in Sardegna?”

Allora mi imbarco, sbarco e verifico. 

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Effetto Semiramide

Effetto Semiramide

Mi è capitato di leggere da qualche parte della straordinaria bellezza di Semiramide, tale da sedare un popolo in rivolta con la sola apparizione in pubblico del suo corpo, coi capelli sciolti sulle spalle e seminuda.

Icona della passione per la bellezza e della sua contemplazione, Semiramide vive tra noi più di quanto immaginiamo, ma se uno volesse sapere dove dimora proprio in questo momento, io gli indicherei la strada traversa che porta al bar degli agricoltori dalla palombarese, accanto all’agrizoo.

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Per un pugno di papaveri

Per un pugno di papaveri

L’altro pomeriggio Rolando mi è venuto a salvare e così invece di papaveri ho fotografato asini e cavalli. Un ripiego o un’occasione, non lo so. Ma è stato quello l’unico modo di uscire dalla scena finale di un duello all’ultimo sangue che sarebbe stato solo il mio, visto che io ero quella armata di macchinetta fotografica e il mio avversario di piccone.

Ecco così è toccato a Rolando il compito di un ‘fuori scena’, quello che se ci fosse stato Sergio Leone in persona a riprendere il tutto, non sarebbe stato consentito, che guai ad interrompere il momento di massima tensione dello sguardo nello sguardo di Clint Eastwood e Gian Maria Volonté. 

Fatto sta che io in quel momento forse andavo salvata, che se già morire “per un pugno di dollari” non ne vale la pena, ancor meno forse per un pugno di papaveri.

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Si chiama “baratto”… punto e basta

Si chiama "baratto"... punto e basta

Mio padre si chiama Pino, ma il suo vero nome è Giuseppe.

Quando è nato, tutti hanno preso a chiamarlo Pino, che in famiglia un altro Giuseppe c’era già ed era il mio bisnonno.

Tra i due, quest’ultimo pare fosse il più impegnativo e difficilmente, per anzianità, avrebbe rinunciato al diritto del suo nome per intero, ché a quello ci si era abituato già.

Così quando mio padre è nato, pure se gli regalarono lo stesso nome del mio bisnonno, non glielo fecero usare neanche una volta. E per paura di confonderli, a uno lo chiamavano Giuseppe e all’altro Pino. Pino, punto e basta.

Mio padre, allora, si chiama Pino. E anche mia madre lo chiama così, tranne quando è a telefono con me.

Quando mia madre è a telefono con me, ‘ulula’ il nome di mio padre moltiplicando la ‘o’ come l’eco infinito di un ‘aiutooooooo’ dal fondo di un precipizio.

“Si chiama baratto” ho detto a mia madre, ieri l’altro.

E lei, come ogni volta dico qualcosa fuori dalla sua immaginazione: “Pinoooooo!!!!!”.

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Invaghimenti e metafore

Invaghimenti e metafore

Ci sono storie d’amore e storie d’amore. E se lo capisci a quattordici anni d’età, a quarant’anni puoi fare a meno di chiedere ad un analista le ragioni delle nuove inclinazioni e ‘invaghimenti’ dell’età adulta. Così io quando in tarda età mi sono innamorata di un albero non ho pensato neanche un momento di ricorrere ad uno specialista “il più bravo nel suo campo” – come suggeriva mia madre.

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La moglie del testimone dello sposo

La moglie del testimone dello sposoPer l’occasione lui era il testimone dello sposo e lei, la moglie del testimone dello sposo.

Ma siccome ‘lei’ sarei stata ‘io’ e siccome io ai matrimoni in genere mi sono ritrovata solo una volta nei panni della sposa, ma mai in quelli della moglie del testimone dello sposo, ho capito subito che quella era l’occasione giusta per entrare in un negozio più adatto a vestirmi, che a spadellare. 

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Una collana di peperoni secchi

Una collana di peperoni secchi

“Bella la tua collana!” mi ha detto mio marito, quando non era ancora mio marito.

Mi apriva la porta di casa per la prima volta e mi accoglieva nella sua vita per sempre, ma certo che ritrovarmi con i peperoni appesi al collo, forse non se lo aspettava.

E che nella valigia pesante con cui traslocavo tutta me stessa nella nostra futura casa, non c’era posto anche per i peperoni secchi e allora nell’emergenza della situazione ho pensato bene di indossarli a mo’ di collana per un effetto che è risultato “molto esotico”.

“Dovrai abituarti… se vuoi sposarmi” – ho risposto. E lui ha sposato me e i peperoni in un ‘medesmo tratto’.

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Quell’effetto spettinato anni ’80

insalata patate novelle e germogli di crescioneCos’è adesso questa mania del “germogliare” fai da te? Mi ha chiesto l’altro giorno mio marito.

Mio marito è così, quando vede qualcosa di nuovo chiede ragione come un supervisore di professione e vocazione, in medesimo tratto.

E così, come ogni volta che un nuovo proposito si fa spazio nella mia mente, e per forza di cose anche nella nostra cucina, mi è toccato favorire spiegazione.

“Sono stanca di prendere la metro B, anche per una manciata di germogli… e – pausa e poi tutto d’un fiato – ho comprato un germogliatore!”

Ecco, quando si dice “la fierezza delle proprie azioni”, ho risposto proprio così al marito supervisore: con tutta l’evidenza di un caso che andava risolto. E che è stato egregiamente risolto. Appunto.

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Menù degustazione Palagiaccio

Menù degustazione Palagiaccio

Un menù degustazione è un’intenzione un po’ esagerata, forse. Soprattutto per me.

Mia madre, d’altronde, è stata molto sincera nel dirmelo al telefono: “… va bene assaggiarlo, un menù degustazione, ma cucinarlo è tutta un’altra cosa!”

“E allora io, lo chiamerò menù degustazione a prescindere”. E quel che sarà, sarà.” Ho pensato.

E mi sono tolta dall’impaccio di una definizione un po’ esagerata, forse. Soprattutto per me.

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io, la cucina gourmet e Venezia

io, la cucina gourmet e Venezia

M. Polo: – Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia

K. Kan: – Quando ti chiedo d’altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia

M. Polo: – Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia.

(Le Città Invisibili di Italo Calvino) 

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Torta di semi di papavero di Sophie

Torta di semi di papavero di Sophie

Dopo una lunga parentesi di gioventù passata tra i libri e le pareti di una biblioteca poco affollata, coltivando in un silenzio ascetico l’idea che parole e pensieri secolari avrebbero alimentato a dovere il mio spirito forse salvandolo, forse no… ho scoperto di avere un ‘corpo’.

“Meglio di niente” – mi sono detta. E per riparare a questa enorme gaffe con me stessa, ho fatto un passo indietro, un mea culpa e una torta al cioccolato.[continua la lettura…]

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Buchteln sul comodino… o in giardino

Buchteln sul comodino… o in giardinoUn lievitato dolce o uno salato? mi son detta, l’altra sera col barattolo del lievito in una mano e il coperchio nell’altra. E che oramai, è diventata questa la regola in casa Russo: la sera si rinfresca, il giorno dopo s’impasta e, a seconda dei casi, si apparecchia per una cena o per la colazione.

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L’orto del fine settimana

L'orto del fine settimana

Adoro ascoltare quel cd in cui Ella Fitzgerald e Louis Armstrong cantano insieme: loro cantano e io, se non ricordo cose vecchie, immagino cose nuove.

Così appunto una cosa nuova di zecca che ho immaginato una sera di giugno, mentre il mio duetto preferito infastidiva la pace interiore dello sceriffo, lusingando al contempo la mia, è stata questa: “Inventiamoci qualcosa di nuovo… tipo un orto”.

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