Di foglia in foglia

Biscotti sciroppo d'aceroE di questa fissazione per le foglie secche d’autunno, non me ne faccio una ragione neanche io. Neanche io, che la istigo e la stuzzico, fino allo spasimo e, addirittura come una domenica fa, fino a Ponte Milvio.

Anche mio marito se n’è accorto: “Tu c’hai una fissazione per le foglie!”

E’ giunto a questa conclusione certa e me ne ha fatto rivelazione la prima domenica del mese corrente, proprio a Ponte Milvio.

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“Ma che freddo fa”

"Ma che freddo fa"E’ così insieme al freddo è arrivato anche l’osteopata.

Non ho ben capito di quale professione si tratti, né perché nel suo studio ci siano tante scritte cinesi.

Forse il cinese è un diversivo, un modo per alludere ad una medicina alternativa che io non conosco, proprio come non conosco il cinese.

O forse il cinese ha a che fare con Silvia: in famiglia è lei che parla cinese, ‘pensa cinese’ e lavora con i cinesi da sempre, quindi, forse, sono finita dentro la sua spirale cinese anche io, il giorno in cui mi ha mandato dal suo osteopata.

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Ambasciator, del Mugello, non porta pena

Ambasciator del Mugello, non porta pena

E allora un giorno mi scappò di dire “Io friggerò un tuorlo”.

E mi ritrovai “Ambasciatrice” di quel messere dell’Ubaldino noto in tutto il Mugello, il “Gran Mugello”.

E in realtà la magnificenza delle mie pretese era tale, per la magnificenza dell’occasione del Concorso “Latti da Mangiare” proposto, per la seconda edizione, dalla Storica Fattoria de Il Palagiaccio.

Ricordo bene che in quel frangente anche mia madre, non fu da meno a sostegno della mia autostima e mi disse al telefono: Un menù degustazione va bene mangiarlo, ma cucinarlo è tutta un’altra cosa!

Ecco e io, per non scompormi neanche un minuto, sono uscita e ho comprato una confezione di uova. Anzi due “che non si sa mai”.

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Biscotti integrali sull’87

Biscotti integrali sull'87

E così l’altro giorno nella consuetudine di correre sempre dietro un autobus che è in corsa anche lui e che non è mai l’87, ho assicurato alla mia dolce amica Marilù che sì, che presto sarei tornata: in me medesima e in quel mio alter ego un po’ crostaceo e un po’ russo.

“Il segnale sarà una ricetta” – ho promesso a Marilù.

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Io lo chiamo “Chapiadi”

Io lo chiamo "Chapiadi"

Se un giorno mi avessero detto che non avrei disdegnato le lusinghe di un ottuagenario pur di carpire il segreto dei suoi pomodori, sarei andata da uno specialista. Sono anni che mia madre me ne consiglia uno ‘bravo nel suo campo’. Avrei fatto sicuramente la sua felicità.

Mi sarei allungata sulla sua chaise longue insieme al mio inconscio e, come una Maja desnuda, ci saremmo messi a nudo anche noi: prima io e poi lui, il mio inconscio, come conviene nella pratica del raccontarsi… appunto.

Ecco e, io allora avrei approfittato dell’occasione dilungandomi sulla natura controversa del pomodoro casalino: arricciato e chiuso in se stesso, inutilmente riservato considerati i suoi toni di rosso e la dolcezza sfacciata.

“Ma che vorrà dire tutto questo?” 

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“Il tempo delle mele”

"Il tempo delle mele"Riti e miti molto personali hanno reso l’estate particolarmente bucolica e oziosa: la ciambella fritta tutte le mattine al bar degli agricoltori sulla strada traversa dalla palombarese; la passeggiata disinibita in mutante nel campo per controllare lo stato delle piante; il gelato confezionato nella penombra del dopopranzo con film visti, e rivisti, da rivedere una volta di più.

Ecco poi, tra questi ad esempio, ce ne sono alcuni che se visti d’estate si caricano di una suggestione aggiunta che rende il divano, o la sedia su cui allungare le gambe, il luogo più comodo e riparato a evitare la canicola estiva.

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“S’improddu”

"S'improddu""S'improddu"

Ma ci saranno le ciambelle fritte in Sardegna? -ho pensato.
Ma l’ho pensato inutilmente, che si sa che le ciambelle fritte si trovano ovunque: dal bar degli agricoltori sulla strada traversa dalla Palombarese, fino addirittura in Grecia. Ecco in Grecia!
Ma il punto è un altro. Il punto è: “Ci saranno le ciambelle fritte, anche in Sardegna?”

Allora mi imbarco, sbarco e verifico. 

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Effetto Semiramide

Effetto Semiramide

Mi è capitato di leggere da qualche parte della straordinaria bellezza di Semiramide, tale da sedare un popolo in rivolta con la sola apparizione in pubblico del suo corpo, coi capelli sciolti sulle spalle e seminuda.

Icona della passione per la bellezza e della sua contemplazione, Semiramide vive tra noi più di quanto immaginiamo, ma se uno volesse sapere dove dimora proprio in questo momento, io gli indicherei la strada traversa che porta al bar degli agricoltori dalla palombarese, accanto all’agrizoo.

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Per un pugno di papaveri

Per un pugno di papaveri

L’altro pomeriggio Rolando mi è venuto a salvare e così invece di papaveri ho fotografato asini e cavalli. Un ripiego o un’occasione, non lo so. Ma è stato quello l’unico modo di uscire dalla scena finale di un duello all’ultimo sangue che sarebbe stato solo il mio, visto che io ero quella armata di macchinetta fotografica e il mio avversario di piccone.

Ecco così è toccato a Rolando il compito di un ‘fuori scena’, quello che se ci fosse stato Sergio Leone in persona a riprendere il tutto, non sarebbe stato consentito, che guai ad interrompere il momento di massima tensione dello sguardo nello sguardo di Clint Eastwood e Gian Maria Volonté. 

Fatto sta che io in quel momento forse andavo salvata, che se già morire “per un pugno di dollari” non ne vale la pena, ancor meno forse per un pugno di papaveri.

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Si chiama “baratto”… punto e basta

Si chiama "baratto"... punto e basta

Mio padre si chiama Pino, ma il suo vero nome è Giuseppe.

Quando è nato, tutti hanno preso a chiamarlo Pino, che in famiglia un altro Giuseppe c’era già ed era il mio bisnonno.

Tra i due, quest’ultimo pare fosse il più impegnativo e difficilmente, per anzianità, avrebbe rinunciato al diritto del suo nome per intero, ché a quello ci si era abituato già.

Così quando mio padre è nato, pure se gli regalarono lo stesso nome del mio bisnonno, non glielo fecero usare neanche una volta. E per paura di confonderli, a uno lo chiamavano Giuseppe e all’altro Pino. Pino, punto e basta.

Mio padre, allora, si chiama Pino. E anche mia madre lo chiama così, tranne quando è a telefono con me.

Quando mia madre è a telefono con me, ‘ulula’ il nome di mio padre moltiplicando la ‘o’ come l’eco infinito di un ‘aiutooooooo’ dal fondo di un precipizio.

“Si chiama baratto” ho detto a mia madre, ieri l’altro.

E lei, come ogni volta dico qualcosa fuori dalla sua immaginazione: “Pinoooooo!!!!!”.

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Invaghimenti e metafore

Invaghimenti e metafore

Ci sono storie d’amore e storie d’amore. E se lo capisci a quattordici anni d’età, a quarant’anni puoi fare a meno di chiedere ad un analista le ragioni delle nuove inclinazioni e ‘invaghimenti’ dell’età adulta. Così io quando in tarda età mi sono innamorata di un albero non ho pensato neanche un momento di ricorrere ad uno specialista “il più bravo nel suo campo” – come suggeriva mia madre.

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La moglie del testimone dello sposo

La moglie del testimone dello sposoPer l’occasione lui era il testimone dello sposo e lei, la moglie del testimone dello sposo.

Ma siccome ‘lei’ sarei stata ‘io’ e siccome io ai matrimoni in genere mi sono ritrovata solo una volta nei panni della sposa, ma mai in quelli della moglie del testimone dello sposo, ho capito subito che quella era l’occasione giusta per entrare in un negozio più adatto a vestirmi, che a spadellare. 

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Una collana di peperoni secchi

Una collana di peperoni secchi

“Bella la tua collana!” mi ha detto mio marito, quando non era ancora mio marito.

Mi apriva la porta di casa per la prima volta e mi accoglieva nella sua vita per sempre, ma certo che ritrovarmi con i peperoni appesi al collo, forse non se lo aspettava.

E che nella valigia pesante con cui traslocavo tutta me stessa nella nostra futura casa, non c’era posto anche per i peperoni secchi e allora nell’emergenza della situazione ho pensato bene di indossarli a mo’ di collana per un effetto che è risultato “molto esotico”.

“Dovrai abituarti… se vuoi sposarmi” – ho risposto. E lui ha sposato me e i peperoni in un ‘medesmo tratto’.

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